Gianfranco Fabbri
"Stato di vigilanza" - Manni Editore
legge Anila Resuli
Prima del radiodramma
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Si riparte secondo una logica diversa ; forse un cammino
su vie di altri mondi, come se la coscienza
potesse nominarsi senza te.
L’alba, stamani, è sostanziale
al giorno che l’alberga.
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La tua fotografia si estende
nelle pareti, ingigantisce
l’odore oltre la porta,
giù per le scale,
fino a mischiarsi insieme al mondo.
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Da quanti punti
mi osservi stasera; e come intendi
incamerarmi nel tuo fondo,
ora che il tempo
mi si riavvolge attorno.
Talvolta,
le voci di coloro
che sono via volati danno
dell’esistenza un quadro,
dolcissimo di fuoco
Presa di posizione
Da questa riva la notte prende fiato e si alza dal sottosuolo per investire la luce.
Apri la finestra, sfoglia le tende ;
di là, la radio trasmette
musica per archi. Non esiste altra
disperazione che quella della quiete.
Felice lo sei per davvero, anche quando pensi di darti ad un tam tam di veleni, o alla lama di un coltello, per recidere il collo
della persona che credi d’essere.
Cerca piuttosto il tuo respiro ;
contane le frequenze,
fa’ che l’ampiezza sua si apra
nelle curvature e conceda
su di sé la pace [ .... ]
Oggi la rabbia è piovuta
lenta bagnando
l’asfalto i campi,
ogni altra cosa
che fosse dipesa dall’intenzione
di nuocere,
di procurare camaleonti, giostre su malattie inventate. Oggi, appunto, ti sei fatto acqua e cadi dal cielo senza soluzione di continuità, e la terra fecondi con len-tezza, fino ad esserne esausto.
Un altro mondo, a caso
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Sai della guerra -di questa guerra qui- fatta nei piani di un tavolo in disordine. L’armata dei vestiti, dietro l’anta, vaneggia i corpi indossati.
La scatola di tavor
è duomo nel deserto.
Le tue ossa stanotte hanno parlato a lungo dei loro sogni,
tu le hai ascoltate
con la premura di una madre :
L’amabile tua rosa, oggi che è festa, ha messo il fiocco ai petali e va cantando le laudi in tuo onore;
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Evita la molta luce
nel primo pomeriggio,
quando le cicale
fanno ricognizioni in campagna.
L’alba è una cosa, il sole un’altra.
La fame è un protocollo; la sete,
l’incognita equazione
di cui temi i passaggi.
Gli oggetti, i sogni e l’altra vita
Questa memoria accenna
a un qualche abbandono,
ora che si avvicina la fine, ed ogni cosa
declina in una gioia. Raccontami
di te; fosse soltanto
per dirmi che il tuo sangue