- Stefano Guglielmin, "La distanza immedicata" -
Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006
poesia era l’enorme
vuoto, la fitta rete d’uova
del diplodoco a mezz’acqua
quel brulichio dal fondo
che saliva, dopo, strisciando
fino al topo e alla crosta
d’uomo in terraferma
col suo pelo, la lingua-mano
il fare grosso del respiro
seppellendo i morti, adorando
in poco tempo il lampo, la
madre, l’area del pentagono
l'agonia
da: Oceano e Teti
3
se pretendi il salto
e l’elmo o quella forza
che dia il frutto
chiaro della mano
se reclami l’opera e l’intero
se scrivi a caso o spiovi
fino alla pozza o al buio
se incidi ed espelli se sei terra
cioè pane cioè bocca e cieco
t’infuochi se sei palmo
sospeso tra nero e astro o punto
se sei punto o covo
io che in me batti e sporgi fuori
e parli e vedi e scampi
al vuoto ‹‹dove comincia - chiedi -
dove finisce io dove finisco
se sono salto ed elmo e palmo
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in ogni verbo dove girano mano
e piede s’accampa una pietra
dura come la donna che si chiama
laura ma anche l’acqua l’olio o cavarsi
il seme ogni cosa in montagna
sfianca però poi rinasce stalla
lume latte da versare
colmo
proprio nel petto della vita
cieca a quella fretta che chiami giorno
e chiami notte e padre ed ogni altra
corsa fatta per noi
che caliamo a picco nella stessa storia
saldi al ramo che butta senza pensiero
senza paura
7
solo corpo che formicola giù
non lo spiffero o l’angelo ma il becco
a picco verso il suolo l’aprirsi tuttavia
d’ogni tempo il suo farsi frutto
insieme sciabola e loto meraviglia
per come s’accorci l’angolo per come
si muova l’orlo dove posa l’occhio
e niente pensiero solo trame tante cose
rapide nel volo l’intero mondo leso
l’intera specie e ogni luogo sulla pelle
come capro esposto o fàntolo neonato
solo nel sacco / perduto
da : Le Rive / I nomi
1
si dà il lampo, infatti
nella brocca in cui cresci, e festa
dissemina il tempo per gli amici sul prato
sotto chiave è l’avvio:
buona la pace di chi siede e l’ombra
di atene in ogni cosa
ecco mettiti qui, a lato del libro, e scendi
se puoi, là dove s’increspa la gioia
si dice amato chi ne tiene a balia la piega
2
e se resiste, lei, è per legàti e presti, è per la musica
messa in rima al corpo
con suo padre sul dorso delle mani, e già stato
che invecchia in riva ai nomi
scrive un libro di scorta, lui, ma da lontano
non vedi che tronchi, bronchi
o l’agra malattia che fa la parola guerra
quando nasce dalla pancia
e la parola pancia, se come oliva o noce
sguscia dalla bocca:
cede il bianco scrosciare del fosforo
la lingua
alleva l’agnello al chiodo
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