
Intervento n. 4
"Emigrai nel 1957, avevo 27 anni, ritornai per le ferie sei sette anni dopo e già nelle Marche era cambiato tutto, la campagna marchigiana con la mezzadria era un sogno, un contadino per vivere doveva coltivare tutto: ulivo, viti, diverse alberi da frutto, doveva esserci l'orto, dovevano coltivare fave, piselli, patate, insomma tutto quello che una famiglia consuma in una anno, c'erano le vacche, galline, il maiale, le vacche servivano per l'aratura, in generale il trasporto, per il latte, per il letame per concimare. Era tutto sparito, per l’aratura meccanica dovettero togliere gli alberi, unificare la coltivazione, il paesaggio venne cambiato radicalmente. Nella casa colonica dove c'era la famiglia di mio nonno ora c'è la villa di un potente. Certo la mezzadria non poteva continuare, ma il cambiamento fu tragico. I campi di grano ancora verdi erano pieni di tulipani rossi, l’aratura con l’aratro trainato dalle vacche non riusciva ad andare tanto profondamente da distruggere le cipolle dei tulipani che rinascevano ogni anno, anche questo spettacolo con l’aratura dei trattori venne distrutto. Il terribile è che non si rendevano conto di quello che era successo. Me ne accorsi io non perché fossi bravo, ma perché ero mancato per sei sette anni. Mi sembrava incredibile quello che era successo, come se Ulisse ritorna e si accorge che Itaca è sparita per sempre, Itaca resiste ormai solo nella mia memoria."
Luigi Di Ruscio