
intetervento n. 5
di Luigi Di Ruscio
Roberto vedi se va bene, ciao luigi
Il problema del sottoscritto era questo: non si può scrivere poesia senza che la cattedrale d'ultimo secolo abbia una sua centralità. La cattedrale dell'ultimo secolo è la fabbrica metallurgica. Il sottoscritto doveva diventare un chierico della grande cattedrale. Come comunista e come poeta dovevo diventare un operaio, questa è stata la mia "prospettiva" e la mia scelta operaia ha del comico, una specie di Chaplin di "tempi moderni" che sventola la bandiera rossa per sbaglio e così mi presento come L'ULTIMO BUON POETA ITALIANO metto anche questa maschera. Ho partecipato ad un convegno di poesie neorealiste nei primi mesi del 1953. Eravamo tutti giovanissimi, sui venti anni, con le tasche piene delle carte delle nostre prime poesie e poi tutte quelle polemiche contro il neorealismo, quello sparare contro un niente. Anche ora sparano con il cannone contro un niente. La poesia neorealista era soprattutto la poesia di ragazzi ai primi tentativi. E quell'immagine di ragazzi con le camicette pulite, le prime cravatte, con le loro madri ancora giovani trepide per questi figli che volevano fare i poeti, ragazzi con la speranza intatta per un mondo migliore e all'immagine di questi ragazzi rimarrò fedele per tutta la vita, immagine che si contrappone diametralmente con il cinismo dei nostri giorni. Ho lavorato sulle infernali trafilatrici per anni 37 e tutto il mio tempo libero è stato sacrificato per scrivere. La mia poesia è stata per decine d’anni nella emarginazione totale. Anche ora la mia poesia vive in una situazione di semi clandestinità. La poesia mi ha dato il dono della diversità e cosa posso dire a certa gente? Solo questo: Non occupatevi della poesia del sottoscritto. "Tutto il credito di cui possiate godere è inutile nei miei confronti, non spero nulla dal mondo, non temo nulla, non voglio nulla, non ho bisogno grazie a Dio, né della ricchezza né dell'autorità di nessuno. Quindi, padre, sfuggo ai vostri lacci. Non riuscirete a prendermi, da qualunque parte tentaste di farlo."
(Citazione ricavata dalle ”lettere provinciali” di Pascal)
Oslo, 01/12/2008 Luigi Di Ruscio