Antonio Pibiri
"di Quinta in Quinta" - letture Rita Bonomo-
VIA PER DAMASCO
non c'è via per Damasco, né sibili di luci,
non c'è strada stretta o agevole che dia
fuga nel chiaro suolo della danza
serpenti annaffiati e gemmanti
e distanza
sicura da ogni sfascio
da ogni cerchio di lupi.
per assecondare anche un mezzo miracolo
che segni un lungo solco, dividendo
le acque morte del passato e presente,
carta da parati
dentro casse aperte,
e dal fondo inaudito, bucare l'opèrcolo
che dà riparo da un avvenire che non arretra
ma prende, schivando vanto e placcaggi,
i corpi
volentieri come offerte.
CRONACHE IN NERETTO
perde i sensi l'acqua che cade
puntiforme liquide interpunzioni
di una zelante tipografia
rotative messe alla frusta.
tutti, la pioggia, chiama in causa,
allerta, richiama in casa e sosta
in grotta i randagi a trattare
con mirra le parole crucciate.
biosfera di cristallo fumé
per il ticchettio di fiati oscuri,
dove il male minore non paga.
continua la conta dei dispersi
sotto la pluvia aviazione a tappeto.
e si copula nel fondo di uno sbadiglio
si crapula ancora nel rifugio sparuto.
quale dio dei cieli vinse questo dì l'appalto?
ma ecco che tu arrivi grazie a mezzi
di fortuna in questa novella Venezia
con un cesto di fiori marini ci salvi
dalla stasi, risalendo al suo innesco.
RAMPE DI CIELO
i fiori calunniati nel vaso assortito
di colori alla rinfuria sulla tela.
le zampette del geco che strappano la pelle agli zigomi,
i roghi di spine negli occhi,
mi porti a sbucciare fichi prima dell'inganno
sotto l'albero che conosce i miei natali,
le mani che sì arrampicano alla luce.
fingi di morire sotto una lettiera di foglie
ma il tuo viso ha ancora il colore di un vivo incarnato.
il capodoglio o la nera medusa nella vasca da bagno
gravata da angustia perpetua e bassi fondali.
il sole solleva le travi e svecchia polvere
sulle nostre teste.
la marina s'offre all'allegria dei monelli.
quest'anno il cobalto diserta le serate estive,
ve n'è di più nel quadro dei vitigni rossi intravisto
dietro la vetrina dell'espositore.
il sole si cicatrizza, non lede, non scalda,
risucchia l'ultimo spaghetto di luce opaca.
io dormo solo, e insceno come te
il punto esatto dove mi interrompo.
NUOVO MONDO NASCITURO
ramèschi:
sconforto d'intrico arbòreo
spaghetti al nero di seppia,
non filtra il chiaro lunare –
ma la senti? distante,
non un sogno, no, la luce?
sprezzante del cielo convesso
-pancia immane che pende –
la senti a valle d'ogni perduto sfondo
la luce abbaiare?
BRADO RITMO
s'inselvano cani canicolari,
striscia per terra il guinzaglio
s'impiglia quasi strozza,
lo impugna il meridiano ricordo
di un gentile padrone.
geldra di cani dalle autostrade -
non c'è uomo nella selva che imbruna,
il fiato nanifica di minuto in minuto
ma l'olfatto è acuto e s'affina,
sprona alla corsa il capo branco,
ufficiale di rotta che è
dell'orda la schiuma.
la penna ed il suo sperma li segue
ravvicinata li insegue e sente
il loro cuore scoppiare, poi
ne perde le tracce
a fine rigo
e tace...
Nato a Sassari nel 1968, Antonio (Nello) Pibiri risiede ad Alghero. Dopo la maturità sviluppa attenzione verso la scrittura creativa e la musica formandosi da autodidatta. Ha scritto alcune opere poetiche e letterarie. Di Quinta in Quinta è la sua prima pubblicazione.
