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- come fare a fermare il tempo - ( que le temps s'arrete ) Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.
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giovedì, 18 ottobre 2007

- daniela raimondi = progetto lettura n. 32

Daniela09Daniela Raimondi

" Inanna "  Ed.Mobydick, 2006

Marguerite
                                                                                   A Marguerite Duras
 
I.
 
La casa di Vinh Long sorgeva fra due fiumi.
Quando arrivava il tempo della pioggia
il fiume saliva i cortili, entrava le case.
I corpi diventavano languidi,
schiudevano sul ventre lo splendore.
Di notte le donne dormivano sull’acqua,
le amache dondolavano nel buio.
Sulle travi, gli uccelli battevano le ali
aspettavano impazienti la luce del mattino.
 
La sera le dita di mia madre correvano sul piano.
C’erano vasi di terracotta in fondo al giardino,
fiori bianchi che crescevo per alleviare il buio.
Shubert suonava nella casa di legno,
i bisonti lasciavano tracce di fiato sui campi.
 
Avremmo dovuto scattare una foto,
chiamare un vicino e mostrare con un dito
quei pochi momenti felici:
la grazia del mio corpo impudico
gli alberi di tamarindo ai bordi delle strade
e dieci, cento uccelli che gridavano sui rami.
 
 
II
 
La stracciona aveva una ferita sul piede.
Parlava da sola. Inseguiva i bambini
nelle gole dei vicoli,
li faceva tremare come un incendio. 
Aveva una figlia piccola piccola,
da sembrare mai nata.
Mia madre me l’aveva data in regalo
ma era finita, mangiata dai vermi.
Io cullavo la bambina malata,
baciavo sugli occhi la bambola viva.
Un mattino uscì dal suo corpo.
Morì sull’orlo del fiume. La pancia gonfia,
il viso da vecchia.
Sono morte le mani, la bocca
i capelli i piedini. Il respiro.
Quel giorno ho capito che morire
è più facile dello strappo di quando si nasce.
Più facile della fame schifosa che è vivere.
La stracciona spariva e tornava. Spariva e tornava. 
Qualche volta piangeva.
Una sera se ne è andata per sempre.
La ferita aperta sul piede,
una striscia di sangue lungo la terra.
 
 
III.
 
A Vinh Long i sogni cadevano come frutti dagli alberi.
Le risaie erano lagune di luce sulle rive del fiume
ma la gente aveva bocche povere, la pelle colore del limo.
I bambini nascevano e tornavano all’acqua
insieme ai tronchi di mango, alle scimmie annegate.
Mia madre sognava di comprare terre lungo il Pacifico.
Spese tutti i suoi soldi. Poi costruì una muraglia di fango
per sconfiggere il mare.
Pagò cento uomini per fermare l’oceano,
per proteggere i campi dagli occhi di Dio.
Ma il mare può violare la terra
con la sua lingua di spuma.
La sua lingua che entra e ferisce
dentro il verde di un sogno.
 
Mamma remava in piedi sulla barca.
Taceva. La bocca murata.
Fissava lo strazio,
vent’anni di vita sepolta sotto un lenzuolo di mare.
Il sogno intoccato
impronunciato.
Il suo sogno ulcerato dal sale.
Si chiamava Marie Legrand,
era nata a Rubaix in un giorno di aprile.
La gente diceva che era pazza, che parlava coi morti;
per strada, la puntava col dito.
 
 
IV.
 
Lavare, lavare, lavare.
Sfregare le pareti di legno
togliere ogni rumore,
ogni ricordo lasciato a morire.
Mamma impilava i mobili sul tavolo.
I secchi d’acqua scrosciavano
fra le assi del pavimento.
Il vapore saliva lungo le gambe
con un profumo di terra.
La casa era una palafitta,
un’arca che vagava nella nostra solitudine.
Nell’ombra della terrazza Madame Beine
serviva orzata e biscotti alla crema.
Le signore vestite di bianco bevevano a piccoli sorsi
e guardavano mia madre, le sue braccia scure.
 
Lavare lavare lavare.
Sfregare via il dolore.
Sfregarlo forte per tacere la pazzia,
lo stupendo fallimento del suo cuore.
Mia madre nascondeva la sconfitta,
i miei seni di piccola peccatrice
e l’amore androgeno per il figlio maschio.
Il figlio ladro
figlio dell’oppio e dell’incanto
il figlio mai sazio che le rubava i soldi,
che picchiava la bambina con addosso
l'odore pungente di un uomo.
 
 
V
 
Il canto fa la notte e la consola.
Costruisce il sonno, l’orco dalla lingua di fuoco,
il blu marino.
Una notte l’uccello perse la strada nel cielo,
volò nella casa e chiamava nel buio.
Feriva le pareti, in cerchio in cerchio
dentro la stanza di mio padre.
Mia madre capì. Disse solo: “Papa è morto”.
La sua lingua, un sigillo.
 
Il suo nome era Marie Legrand.
Sognai di lei tutta la vita.
Una notte un uccello le disse che mio padre era morto.
Da quel giorno dormii nel suo letto
perché aveva paura di Dio.
 
 
VI.
 
Madre mia.
Ho visto miracoli dentro ai tuoi letti piccoli.
Madre che piangi. Che annusi i miei vestiti.
Grande madre di latte
che gridi per far crescere le bocche,
le nostre ossa deboli.
Madre dell’amore negato, dell’amore sciupato
delle voci premute contro le lingue.
Abbiamo pianto per un pezzo di terra,
per il tuo seno dolce ed il pane.
Madre degli occhi consumati,
del viso girato contro il muro.
Io ti perdono per le mie gambe magre 
per il mio corpo
come una pianta acquatica sotto i tuoi colpi.
Per il sesso proibito e prodigioso.
Per l’animale che mi inseguiva ogni notte
e mi lasciava nuda fuori dalla tua porta.
 
Madre mia.
Madre irraggiungibile
così teneramente abbracciata al figlio
anche dentro il buio della terra.
Due scarabei d’oro stesi in una piega di fango.
Due amanti spaventosi e splendenti
nell’amore che ancora vi divora.
Quell’amore che ancora vi consuma
fin dentro le ultime ossa,
oltre la morte.
  
 
Daniela Raimondi vive a Londra dove insegna italiano come lingua straniera. Ha ottenuto numerosi premi a concorsi letterari nazionali, fra questi: la sezione inediti del Premio Montale Europa Edizione 2004, e i premi: Aldo Spallicci, Nosside, San Domenichino, Il Fiore, Alessandro Contini Bonacossi, Premio Speciale Pubblico Lions Club Milano Duomo.
Ha pubblicato racconti e poesie in diverse riviste letterarie, fra queste: Poeti e Poesia di Roma, La Luna di Traverso, Origini, Poesia, Le Voci della Luna e Gradiva.
Collabora alla rivista Zeta della Campanotto Editore.
 
Ha pubblicato:
Ellissi (Ed. Raffaelli, Rimini, 2005), premi Caput Gauri, Città di Salò, Antica Badia di San Badino, Renata Canepa e il Premio Renzo Sertoli Salis per l’Opera Prima.
Inanna (Mobydick, Faenza, 2006)
Mitologie Private (Edizioni Clandestine, Massa Carrara) di imminente uscita..
È inoltre presente in varie antologi. Fra queste:
I Lunatici (Monte Università Parma Editore, 2006) Lericipea 2005 Il prima e il Dopo (Ed.Baldini Castoldi Dalai, 2007) Poesia del Dissenso II (Edizioni Joker, 2007)
 
 
postato da: redmaltese alle ore 18/10/2007 01:23 | link | commenti (40)
categorie: progetto lettura 32 d raimondi

Commenti
#1   18 Ottobre 2007 - 02:24
 
a notte inoltrata dò il benvenuto a Daniela Raimondi
Chiedo scusa per i caratteri e i colori utilizzati. domani sistemerò i codici.
i testi sono tratti da "" Inanna " Ed.Mobydick, 2006
buon ascolto
red
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#2   18 Ottobre 2007 - 07:11
 
Alla poesia di Daniela Raimondi si rimane avvinti dalla lettura e, ancor più, dall'ascolto. E' una di quelle rare poesie che cresce ad ogni rilettura, per grado di emozione, per numero di corde e anfratti che ogni volta scuote o accarezza, per il livello di comprensione, per la bellezza della storia che racconta.
Ho avuto il piacere e l'onore di sentire Daniela leggere dal vivo - e in particolare questa poesia, dall'ampio respiro e dalle doti che esponevo. Sono sicuro che susciterà interessanti commenti.
Buona giornata a tutti
Antonio
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#3   18 Ottobre 2007 - 07:44
 
Un grande grazie, Red, per avermi gentilmente ospitata nel tuo blog, e un grazie ad Antonio, sempre generoso nei suoi commenti ai miei testi :)
Buona lettura e buon ascolto a tutti...
Daniela
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#4   18 Ottobre 2007 - 14:10
 
sono versi che amo più della vita quelli della raimondi. ma ugualmente credo siano a un passo dalla prosa. forse è questo che lascia nel componimento intatto il 'dramma' di ogni singolo frammento.

ben venga questa prosa poetica, o poesia che dir si voglia. ben venga. è l'andamento che io ammiro e desidero raggiungere più di ogni altra forma.

con affetto.
nadine
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#5   18 Ottobre 2007 - 15:44
 
Vedo che Oboe non perde un colpo. Altra ottima proposta che conoscevo poco. Lo stile e il verificare si lasciano trascinare, proprio come ha evidenziato Antonio. Questa suite materna è molto diretta e vigorosa.

Un caro saluto e complimenti!

Luca Ariano
utente anonimo

#6   18 Ottobre 2007 - 16:40
 
Roberto oggi ospita una delle autrici che conosco meglio – sia come poetessa che come persona - e forse proprio per questo faccio più fatica a commentare.
Ho visto crescere la sua poesia passo a passo, ne ho vista la fatica, il lavoro minuzioso e continuo, al ricerca.

Qui - in particolare modo proprio in questa poesia - Daniela prende forse la svolta più decisa verso il suo timbro poetico più autentico e pieno, quello che meglio esprime il suo modo di intendere poesia, di farla, di leggerla.

La sua poetica è sempre stata ricca di pathos, un’intensità che cerca la parola del ventre, e la racconta attraverso storie vive, che abbiano attraversato la carne, che possibilmente abbiano riscontri concreti. La sua poesia non è mai, o forse lo è stata pochissime volte, astratta.
Necessità di chiarezza, di semplicità, di comprensione fanno la base su cui lavorare i suoi versi.

Credo che il testo teatrale - dove la voce ha un’importanza fondamentale, e dove lo potrebbe diventare il gesto, il movimento – sia l’espressione più pura di quello che è per lei -almeno in questo momento- la poesia.

Quello che la muove è sempre e comunque l’analisi precisa di un percorso e lo studio di una poesia che sia viva e che risponda alle esigenze di trasmettere l’emozione e il suo contesto.
E qui ci è riuscita benissimo.

Ciao Daniela e ciao Red :)
Un saluto a tutti.
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#7   18 Ottobre 2007 - 18:16
 
Ciao Nadine,
Ti ringrazio per le belle cose che dici sulla mia poesia...
Sì, indubbiamente la mia scrittura è sempre meno lirica e sempre più vicina alla prosa. Molti mi criticano dicendo, appunto, che è una poesia troppo prosaica. Posso solo dire che è una scelta consapevole. Mi ci sono voluti anni di lavoro per spostarmi in questa direzione. In questo momento credo che questo tipo di scrittura sia il modo migliore per esprimermi, quello che mi è più congeniale. Poi, fra qualche tempo, chi lo sa. Forse cambierò di nuovo. Un bacio.
@ Luca:
Felice di fare la tua conoscenza... Spero che i miei testi continueranno a piacerti :))

@ Iole: Sì, Iole è sicuramente fra le persone che più conoscono i miei testi e i percorsi che mi hanno condotto fino a qui. Non solo, ma è sempre stata di grandissimo aiuto nelle revisioni dei testi, un insostituibile punto di riferimento e di discussione. Glie ne sarò sempre molto grata.... Bacio per te :)
Grazie a tutti, e a presto.
Daniela
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#8   18 Ottobre 2007 - 19:59
 
antonio, nadine, luca, iole... interventi affettuosi e importanti, allo stesso tempo, Daniela. bell'inizio.
red
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#9   18 Ottobre 2007 - 21:40
 
La Duras aveva questo dono che è un magia: una scrittura dove nessuna virgola è di troppo, e ogni sillaba è quella necessaria. E una vita aspra ma voluta. Molto diversa dalla Yorcenaur, per estrazione, per cultura, per temperamento e per vita
Questo omaggio a "una diga sul Pacifico" è molto bello, un amore letterario che si trasforma in altre parole, e in un surplus di ulteriore, tangibile affetto, anche nell'esclusione che Marguerite sempre sentì dll'amore materno, volto al fratello.
Non so se sia prosa/poesia ma è sicuramente scrittura in versi, fiato più lungo, e forse come ho gà notato per altre voci, è che la poesia si è troppo appiattita - anche per ragioni storiche - sulla solo liricarica e noi forse abbiamo perduto l'"orecchio" per tutti quei secoli in cui la poesia è stata epica, r a c c o n to, saga, satira, salmo e quanto altro vogliate. E questo è un racconto in versi di amore, un atto di gratitudine "filiale" di una poeta per una figlia che fu madre a sua madre. Un abbraccio a Daniela, Viola
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#10   18 Ottobre 2007 - 22:28
 
Saluto quanti mi hanno preceduto. Arrivare in ritardo sta diventando per me una costante con l'avanzare degli anni. Anche in ritardo, dopo che altri hanno già puntualizzato molti aspetti della versificazione della Daniela Raimondi, mi piace aggiungere qualche elemento alla discussione.

Il respiro del contare in versi traspare da questi testi di Daniela Raimondi, testi che sono un tributo alla Duras, alla di lei madre (Marie Legrand) ma anche al versificare incantato ed estremamente misurato di Ezra Pound. Luoghi, moti affettivi e cose si aggrovigliano fino a formare un corpo indistinguibile che non può essere che la vita in un crescendo di distanze, in un clamore arazionale che finisce per sostanziare il senso dell’esserci. È l’amore, consolatorio e contestualmente disperato, a saziare la “fame schifosa che è vivere” a supportare un vuoto che è costituzione dell’essere stesso.
Il raccontare in versi della Raimondi è poesia del dire, dell’entrare nel mondo e recepirlo senza pregiudizi, anche nelle sue più brutali rappresentazioni. Vita e morte si dispongono sullo stesso asse e finiscono per fondersi in un costante scambio che nell’oltrepassare non vede un limite ma un passare oltre, un trascorrere in interinati affetti.

Un caro saluto a Daniela e a tutti i commentetori.
Enrico Cerquiglini
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#11   18 Ottobre 2007 - 22:36
 
Condivido le osservazioni di Viola sull'orecchio disabituato a cogliere e gustare l'epos in poesia. Ciò riguarda peraltro la prevalente poesia occidentale (non quella caraibica ad esempio, o africana) ed ha evidenti spiegazioni storiche e sociali:le coordinate intensamente urbane del nostro vivere quotidiano, le fobie e le nevrosi tipiche della società opulenta (ma ancora fortemente diseguale) etc...habitat sociale e psicologico in cui 'producono' inevitabilmente anche i poeti. Dalla 'nostra' Daniela ho avuto conferma che la poesia può dar voce a chiunque, a persone realmente esistite (magari famose) come a personaggi di fantasia, che la poesia può anche essere racconto senza perdere i connotati della poesia, che l'immaginario e l'immaginifico, se ben calibrati, possono dare valore aggiunto, maggiore capacità evocatrice, al verso.
Questo accade chiaramente con la Duras di Raimondi e non può non trovare partecipe anche lettori e poeti affezionati ad altri canoni poetici. E' una poesia ecumenica come poche.
Antonio
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#12   18 Ottobre 2007 - 22:46
 
Ritorno subito e volentieri, per salutare anche Enrico Cerquiglini. Si è vero Enrico, l'amore cantato da Daniela è insieme consolatorio e disperato (dicevo nel mio primo commento che questa poesia tocca le corde giuste, scuote o accarezza...); come è vero che alla fine i componenti del racconto poetico diventano indistinguibili, si confondono quasi dentro un unico flusso.
Antonio
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#13   18 Ottobre 2007 - 22:55
 
ah, Antonio ma tu mi leggi nel pensiero!! quando parlavo di altri "canoni" pensavo proprio ai griots africani, e ai nosti pupari, se vuoi..per dire che la a parola poetica può essere tante cose, e fiumi, e sassi, e nuvole., e sangue,l'importante, come ha detto anche Cerquiglini è che serva - sempre - ad andare oltre . oltre quel che già si è e a quel già si sa. Un carisismo saluto a tutti i gli intervenuti,, prima, presa dalla voce di daniela, me n'ero dimenticata, Viola
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#14   19 Ottobre 2007 - 01:23
 
Gli aedi dell'antica Grecia (ma non solo: in Sardegna, i poeti improvvisatori che cantavano nelle piazze dei paesi) per secoli hanno raccontato il mondo, i piccoli e grandi eventi della comunità -unica fonte di informazione- i sentimenti della gente. Daniela, come in questo poemetto, ci offre una poesia trasfusa in quadri di perfetta circolarità narrativa. Le storie che intesse sono un valore aggiunto nella tendenziale denotazione della sua (peculiare) scrittura, da cui fionda improvvisa e spiazzante la poesia: come scarto di movimento e di storia all'interno del "racconto" o nel cambio di registro, facendosi invocazione, preghiera. La sua, comunque, è scrittura ad alta definizione; sempre originali le immagini, alta la tensione creata.
Un caro saluto a Daniela, a Red e a tutti gli amici qui presenti.
Giovanni
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#15   19 Ottobre 2007 - 04:16
 
dentro ha una cosa che commuove
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#16   19 Ottobre 2007 - 06:29
 
Ciao a tutti.

@ Viola: l'infanzia della Duras è qualcosa di agghiacciante ed estremamente affascinante allo stesso tempo. Quando lessi di sua madre, di questa muraglia che costruì sul Pacifico con l'intenzione epica ed assurda di fermare l'oceano, ne rimasi incantata ed ossessionata. Ecco: io credo che si riesca a scrivere poesia solo quando una storia, un evento, un'emozione, un'allucinazione, si elaborano dentro di noi fino a diventare pura ossessione. Quando una storia finisce per scavarci dentro e non ci abbandona più fino a quando la esorcizziamo attraverso la scrittura. Questo almeno per me.
@ Giovanni Nuscis, mio splendido prefattore nel libro che sta uscendo in questi giorni: mi sorprende ogni volta la tua capacità di entrare fino in fondo alla mia poesia. Questo è vero anche per Antonio, e lo noto anche nella recensione di Enrico. A volte 'capisco' fino in fondo il significato dei miei testi solo riscontrando la reazione che suscitano in chi li legge. Mi chiedo se è così anche per voi. Secondo me l'autore scrive, necessariamente, con una parte nascosta di sé, attraverso il proprio inconscio. Io a volte non so spiegarmi il perché uso una certa metafora, perché affronto un particolare tema da un particolare punto di vista. Spesso è solo attraverso la reazione di chi mi legge che scopro lati della mia poesia che prima mi risultavano oscuri...
Un grazie a Silvia, che con il suo brevissimo commento ha detto davvero tanto.

Buona giornata a tutti voi,
Daniela
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DanielaRaimondi

#17   19 Ottobre 2007 - 20:18
 
cara Daniela, io non so dire, perchè non ho le parole per spiegare, come chi mi ha preceduto,tutto quello che
suscita questa cosa che hai scritto
e poco importa quale sia la sua giusta collocazione, prosa o poesia, se richiami l'africa o i caraibi,
per me è solo emozione

cino720
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#18   19 Ottobre 2007 - 21:52
 
Cara Daniela, ho avuto modo di leggerti già in altri spazi internet e in altre riviste cartacee. Ciò che mi piace della tua poesia è quel dettato narratologico e diretto, affilato e senza esitazioni.
I miei complimenti.
Un caro saluto Mapi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mpinaCiancio

#19   20 Ottobre 2007 - 00:11
 
cara Daniela, cari Tutti,
incombenze di vita "reale" (chi lo stabilisce qual'è vita reale?, probabilmente anche i debiti...)
mi hanno tenuto un po' "fuori".
molti gli interventi che animano questo post e me ne compiaccio.
permetterimi di sottolinearne alcuni:

"moti affettivi si aggrovigliano fino a formare un corpo indiscutibile che non può essere che la vita in un crescendo di distanze.... (E.Cerqiglini)

"è una poesia ecumenica come poche" (A. Fiori)

"poesia come scarto di movimento e di storie all'interno del racconto, o nel cambio di registro, facendosi invocazione, preghiera" (G. Nuscis)

"io credo che si riesca a scrivere poesia solo quando una storia, un evento, un'emozione, un'allucinazione, si elaborano dentro di noi fino a diventare un ossessione (quasi sempre è così)
D. Raimondi

un caro saluto anche a tutti gli altri intervenuti,

r.
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#20   20 Ottobre 2007 - 09:46
 
Ho ascoltato e ne sono rapita.
Una vera meraviglia.

M.
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#21   20 Ottobre 2007 - 09:48
 
Grazie Maria Pina e grazie Cino per avermi letto e ascoltato. Un caro saluto e buon fine settimana a tutti.
daniela
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#22   20 Ottobre 2007 - 10:10
 
Maurizia... scrivevamo in sincronia. Un abbraccio e un saluto anche a te :)
Daniela
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#23   20 Ottobre 2007 - 22:12
 
Ha un respiro ampio questa poesia, epico, come qualcuno ha già notato, fermare l'oceano ha un che di assurdo e di ingenuo che genera stupore. Come stupore trasmette questo narrare (è poesia che racconta) una lunga storia d'amore: per la bimba che muore (commovente), per la madre, per la disperata e vana lotta agli elementi, per il legame col figlio, per la fatica della vita, per la gente del posto, per la morte del padre, per la sua morte.
Molto brava anche nella lettura Daniela. Che altro dire se non che è una delle poetesse che non manco mai di seguire: da quando mi ha conquistata con la sua stupenda "fabula".
Bravo anche a Red che l'ha invitata qui.
Mi compiaccio del livello dei commenti precedenti: viola, antonio, giovanni e antonio e gli altri arricchiscono di spunti colti, attenti e interessanti ogni dialogo, di questo li ringrazio, a titolo personale, sinceramente.
Una buona notte a tutti.
Ali
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#24   21 Ottobre 2007 - 10:28
 
è tra le cose più difficili: restare senza ombra di dubbio poesia, seppure ... raccontando.
sono "fotogrammi", necessari quelli che mostri al lettore.
è una cosa di una "difficoltà , immensa". la stessa difficioltà di dire le cose "difficili" con la semplicità. Come fai tu.
per assurdo dico che è quanto di più vicino alla sintesi poetica , vi sia. perchè la sintesi prende il nucleo "delle cose" e le riporta, pure. Lo dico barbaramente, lo so. ma penso sia così.
E tu, hai questo dono. immenso dono di fare di una storia, pura sintesi poetica, quasi "raccontando".

ti lascio il mio abbraccio qui.
e grazie Red, di questa meraviglia
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#25   21 Ottobre 2007 - 19:34
 
quanti anni sono che leggo la raimondi? penso almeno 4, 5.
mi innamorai di un suo testo in prosa (La Sfida), che metteva in luce una versione altra della biblica punizione inflitta da Dio alla moglie di Lot, vista come scelta della stessa Edith. un testo meraviglioso:


[...]
Mi risollevai. Guardai in alto, più in là del cielo e tesi le braccia verso l’infinito. Non fui io a ruotare sul mio corpo in quell’ultima danza, ma fu la pietà e il dolore, e la solitudine che mi fecero sfidare gli ordini di Lot e il volere di Dio. Fu l’unico atto di ribellione della mia vita, l’unico vero momento di coraggio: per un solo attimo mi sentii padrona del mio destino.



E mi voltai.



Lo feci con estrema lentezza, con grazia, quasi stessi seguendo le note della prima ninna-nanna. Prima vidi il fuoco, la morte e la furia divina piovere sulla mia città; poi il terrificante sguardo di Dio mi raggiunse. Lo sentii posarsi con rabbia sul mio corpo. Sentii i piedi, le gambe, e infine il mio cuore farsi polvere. Le mie membra si fermarono per sempre. Brillai, statua di sale, sotto un cielo finalmente limpido.





della poesia di daniela leggo che si è detto, e detto bene.

un abbraccio a lei, e un saluto a voi tutti.
gj
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#26   21 Ottobre 2007 - 23:59
 
si Gino (ciao) dici bene, si è già detto molto e bene della poesia di Daniela.
che sceglie la strada larga della prosa, per dire. ecco il fiato lungo o il respiro ampio, che dice Ali (un gran saluto anche a te), per finire, come dice Francesca (un caro saluto anche a lei) ed il risultato, il prodotto, è "pura sintesi poetica".
un saluto anche alla nuova arrivata Marzia.
red

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#27   22 Ottobre 2007 - 00:19
 
una domanda Daniela:
perchè il titolo del libro è Inanna, dea Sannita?
buonanotte.
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#28   22 Ottobre 2007 - 14:20
 
ciao a tutti,
scusate il ritardo nel farmi viva, ma sono stata assente un paio di giorni.
Un abbraccio ad Alidivento, a Francesca e a Luigi per le loro belle parole e il loro affetto.
Red: Cercavo un titolo che incarnasse in una sola parola la tematica principale della raccolta Inanna, vale a dire: una tematica imperniata sulla maternità, sulla femminilità e un mondo poetico tipicamente 'al femminile'. Inanna, dea sumera della fertilità e della poesia, mi piaceva anche come suono. In più, come sottolinea Luigi Romolo Carrino, ho un grande amore per le figure mitologiche che sono presenti in molti dei miei testi, soprattutto nel mio ultimo libro. Dunque chi, più di una dea sumera, poteva farmi da madrina in questa avventura letteraria?
Grazie di nuovo a tutti, e un abbraccio.
daniela
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#29   22 Ottobre 2007 - 22:32
 
Da sempre ammaliata dai contorni, la forma e l'origine della tua poesia, che schiude tutte le risonanze dell'appartenenza, mi fermo per crescere. Un bacio :)
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#30   22 Ottobre 2007 - 22:51
 
oh, un bentornata ad Erminia, già ospite su questi schermi.
# Daniela, una curiosità: oltre a questa di Marguerite Duras, hai avuto altre impersonificazioni "grafiche"?
un caro saluto.
ricordo a tutti, che Daniela ci farà compagnia fino a mercoledì (come passa il tempo eh?) pertanto sollecito eventuali curiosità.
un caro saluto a tutti, in modo particolare alla disponibilissima ospire.
notte,
red

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#31   22 Ottobre 2007 - 22:59
 
non vedo il mio commento, pazienza, ci riprovo.
saluto il ritorno di Erminia, già ospite su questi schermi.
a Daniela, una curiosità:
usi spesso l'impersonificazione "grafica" o quella della Duras è casuale?.
un caro saluto a tutti.
red
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#32   22 Ottobre 2007 - 23:02
 
Ciaooooooooo!!
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#33   23 Ottobre 2007 - 05:16
 
ciao Erminia, bello risentirti. Un bacio! un saluto anche all'amico sardu :)
Red, cosa intendi per impersonificazione grafica? Se scrivo spesso di vari personaggi? Sì, se la loro vita, o qualcosa del loro carattere mi colpiscono particolarmente, mi piace farne un ritratto, darne una visione personale. Ultimamente non ho molto da scrivere della mia vita così mi rivolgo a quella altrui... :))
Un caro saluto.
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#34   23 Ottobre 2007 - 23:38
 
mi hai risposto Daniela, intendevo questo.
più giovedì che domani, inseriremo il nuovo ospite (visto come passa il tempo?). invito, pertanto, gli ultimi ritardatari, se hanno delle curiosità, a farsi avanti.
l'ultima mia curiosità, invece, Daniela, ( intanto ti ringrazio per la grande disponibilità dimostrataci) è che volevo chiederti, visto che leggo nella tua biografia che vivi a Londra, se hai contatti con autori del posto. eserciti anche lì, insomma. una mia curiosità.

ti saluto, in anticipo, con un grande abbraccio (non so se domani riuscirò a riaffacciarmi), con uno dei passi che mi hanno più colpito:


"Avremmo dovuto scattare una foto,
chiamare un vicino e mostrare con un dito
quei pochi momenti felici:
la grazia del mio corpo impudico
gli alberi di tamarindo ai bordi delle strade
e dieci, cento uccelli che gridavano sui rami."

davvero intenso.
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#35   24 Ottobre 2007 - 18:14
 
Ciao Red, eccomi a te con un ringraziamento finale per la tua ospitalità... Sei stato un padrone di casa gentile e sollecito!
Per quanto riguarda la tua domanda. Scrivo molto poco in inglese, e non ho praticamente contatti con autori britannici. La mia vita 'letteraria' è praticamente legata al Bel Paese.
Però ultimamente ho preso contatti con autori italiani che vivono a Londra, molto attivi nel campo del teatro, e spero di riuscire a creare qualcosa anche per la poesia. Chi lo sa...

Un abbraccio e verrò a leggere e a sentire gli autori che mi seguiranno nel tuo bel sito. Grazie ancora di tutto, e a presto.

Daniela
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#36   25 Ottobre 2007 - 12:27
 
Una bella scittura, quella di Daniela. Carnale e piena di nutrimento. Late e sangue; madre immensa, infinita. La mia "influenza" non mi permette di più, ma volevo almeno testimoniare il mio interesse.
Un saluto a Daniela e uno a Robbertì.
Gianfranco
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#37   25 Ottobre 2007 - 12:28
 
Purtroppo non ho modo di ascoltare i testi.
G.
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#38   25 Ottobre 2007 - 23:45
 
Un saluto anche a te, Nestore, e grazie per il tuo passaggio.
Daniela
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#39   26 Ottobre 2007 - 21:28
 
Si anche io conosco la raimondi dai tempi immemori di scrittura fresca, non abbiamo mai avuto modo di parlare per bene, chissà perchè, colgo l'occasione per dire che la sua prosa poetica o poesie in prosa mi sono sempre piaciute. Con una vena, mi si passi il termine, pop, riesce a descrivere situazioni delicatissime, mantenedo sempre una certa eleganza.

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#40   27 Ottobre 2007 - 07:58
 
Ciao Alessandro,
vero che, nonostante abbiamo pubblicato per anni fianco a fianco su SF ci siamo 'sentiti' poche volte.
Ti ringrazio per l'ascolto e la lettura. Non so se comparto completamente con te l'idea di una poesia di tipo 'pop', ma sicuramente c'è, da parte mia, un desiderio di chiarezza e di accessibilità ai miei testi che, come dici, forse li rendono pop, vale a dire, popolari e di facile comprensione.
Grazie ancora del tuo passaggio e a risentirti.
daniela
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