rossodisera = oboe sommerso

- come fare a fermare il tempo - ( que le temps s'arrete ) Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.
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giovedì, 29 marzo 2007

- giovanni nuscis = progetto lettura 20

           giovanni nuscis                

Giovanni Nuscis

da: "in terza persona"  Manni Editori

legge Rita Bonomo 

La tivù è spenta.
Passata l’ora del massimo ascolto
verranno a notte fonda i briganti
e i lupi mannari,
senza bussare sul video;
saranno su di noi
come schizzo di colore
su grigia cartapesta.
 
Non prendono sonno i doveri.
Lettere e suoni, fuori posto
si ricompongono
nello studio ancora illuminato;
vuota, una gabbia galleggia, per ore
fino a quando insorge la stanchezza.
 
Pesco sereno nel buio: lo sguardo
rivolto all’Asinara[1], redenta
le spalle a San Sebastiano[2],
oltre le nubi di bucato che il vento increspa;
e agli studi della Rai:
luce fioca e muta, sul cortile.
 
Un camion della spazzatura precede
un’interminabile fila che
pazienta ogni notte, senza suonare
senza svegliare chi dorme.
 

 

musica: Call me Eugene - Michael Nyman
 
                            *
 
S’attenuerà la luce ed il calore
esaurite le scorte, dato fondo
alle energie pulite o sporche.
Ma lo sguardo sarà vivo nell’ombra;
più vicini al nulla ci ritroveremo:
padre, che non sei giudice né lama
vedrai, ci adatteremo
a nuovi dinosauri, a carestie,
a guerre per le briciole rimaste.
La rinuncia, la più ambita conquista.

 

 musica: The heart asks Pleasure first- Michael Nyman

[1] Isola situata a poche miglia da Porto Torres, sede, fino a pochi anni fa, dell’omonimo carcere di massima sicurezza.
[2] Il nome delle carceri di Sassari

                                     *

Non ci perdiamo
in questa via che tira dritta
spezzata solo da pugni
di case vuote come orbite.
         Ombre di pali e cornicioni tremano
sulla strada, tra serpi di cristallo.
         La città s’allontana. Gli occhi
nell’oro d’una rada all’orizzonte.
E sorvoliamo a piedi pari la saliva, asciutta
di campagne affaticate, rustici
ville dimesse, grigie o stinte.
         Fiume Santo, bagno d’uomini
con le torri lì vicino che si spengono.
Centinaia le tute senza i corpi
tra spuma e campi: anime, finalmente libere.
         Affacciati ai bordi di una luce
tagliente, tutto se ne vola
in una pace inquieta d’aria calda.
         Niente e nessuno più si ferma
rallenta, giace per sempre;
persino una scimmia antropomorfa
dopo milioni di anni, si risveglia.

 

musica:  Classical Gas- Vanessa Mae
  
                                    *
Noce che si spacca nel periplo d’una vasca
e trova la luce il gheriglio.
Barche i gusci salpano da pareti immense, bianche
tra colpi secchi che richiamano confini, ore, acqua.
         Un gorgoglio precede, ogni tanto, il silenzio:
              del livello ormai sceso
                   dei gusci capovolti che si cercano.

 

 
musica:  chinese bamboo flute- Sounds of nature (AAVV)

                                     *

Conservo un filo d’erba
sulla lingua,
non lo vedrò piegarsi, e marcire.
Un filo che lega e ravviva
una città sbiancatasi alle spalle.          
E’ il viatico degli anni
l’architettura che resta, 
con la caduta dei mattoni
che il vuoto rende più leggera.
O, se si vuole, una fede banale,
come pantaloni che proteggono
dai graffi d’un sentiero frastagliato,
così fitto da richiudersi alle spalle,
dopo il passaggio, prima
che si crei un varco
davanti.
.

 

 
musica: Little Impulse- Michael Nyman 
 
 
Giovanni Nuscis  
Nato ad Ancona nel 1958, vive a Sassari dal 1973. Laureato in giurisprudenza, lavora nell’Amministrazione giudiziaria occupandosi attualmente di formazione. Ha pubblicato nel 2003 la sua prima raccolta poetica “Il tempo invisibile”, edita da Book Editore di Castelmaggiore (BO)(Premio Nazionale di poesia “Alessandro Contini Bonacossi” ed. 2003, come opera prima). Del 2006 è la sua seconda raccolta In terza persona edita da Manni Editori.
Ha ricevuto premi anche per la poesia inedita tra i quali, il Premio nazionale di poesia D.M. Turoldo ed. 2005 (1° classificato). Alcuni suoi testi compaiono in diverse antologie (tra le quali, “Parliamo dei fiori” a cura di Vincenzo Guarracino (Zanetto Editore 2005); e su riviste, siti, blog (tra cui ORG, Poiein, Sinestesie, Il Convivio, Rotta Nord Ovest, Lingua Siciliana, Gemellae, Le Muse). Fa parte della redazione del blog collettivo La Poesia e lo Spirito e di quella virtuale di Italia Libri.
 
 
postato da: redmaltese alle ore 29/03/2007 22:54 | link | commenti (37)
categorie: progetto lettura 20 g nuscis

Commenti
#1   29 Marzo 2007 - 23:58
 
dopo erminia passannanti, accogliamo giovanni nuscis, poeta alla sua seconda "fatica". giovanni che collabora con poesiaespirito ci ha omaggiato di alcuni estratti da "in terza persona" edito da manni editore.
le letture invece, per sua scelta, sono della "brava" rita bonomo, già nostra ospite. un connubio che secondo me, "sforna" un lavoro ben fatto, che crea atmosfere "intimiste" e a tratti novecentesche.
una poetica forse lontana da chi l'ha preceduto, quella di giovanni, anche, se vogliamo nell'impatto, ma non per questo meno interessante.
buon ascolto, e buona permanenza, allora.
red

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#2   30 Marzo 2007 - 00:22
 
ottimo l'accostamento dei brani musicali ed ottima lettura! ovviamente ottimi anche i testi!
ciao,
alessandro
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#3   30 Marzo 2007 - 00:30
 
dici bene alessandro e questo è progetto lettura.
mi soffermo su "la tv è spenta" dove la scelta del brano e la lettura di rita amplifica il "lamento" dell'anima nella scenografia del testo.
r.
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#4   30 Marzo 2007 - 01:11
 
grazie ancora, roberto, per il tuo invito a soggiornare qui per qualche giorno con le mie cose. inutile dire (in molti te l'avranno già detto) quanto sia prezioso questo tuo lavoro donato agli altri: alla comunità degli autori qui di casa, a quelli occasionali, e a te stesso, per un confronto più immediato e viscerale, nell'ottica, anche, del tuo cammino poetico. un grazie particolare a rita per la voce (e che voce!) donata ai miei testi. farò il possibile per essere presente, anche per eventulai domande o chiarimenti.
giovanni
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#5   30 Marzo 2007 - 10:41
 
bei testi, di un apparente minimalismo, con un uso accorto di correlativi oggettivi ("ombre di pali e cornicioni tremano / sulla strada...") che raccontano bene una malinconia esistenziale...la prima strofa di "la tivù è spenta" mi ricorda il film Poltergeist, con queste entità cha attraversano il video!
saluti red, saluti a tutti
G.Cerrai
utente anonimo

#6   30 Marzo 2007 - 13:31
 
Venature minimaliste dentro un respiro storico ed eliotiani correlativi oggettivi. Una poesia modulata dal disincanto, capace di uno sguardo amorevole sul mondo ma anche, a volte, severo ed esigente.
Antonio
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#7   30 Marzo 2007 - 18:29
 
grazie alessandro, giacomo e antonio per i vostri interventi.


"lamento, malinconia esistenziale, disincanto" sono i termini che avete usato, rispettivamente, riferendovi ai miei versi, e anche: "minimalismo e correlativi oggettivi".

Provo, scrivendo, a dare luce e voce al mondo che in realtà è indescrivibile nella sua complessità materica e prospettica. Ciò che entra nei versi non può che essere lacerto, lampo, ectoplasma - per limitatezza del campo (lora serrata retinae magrelliana) e della scrittura - passati attraverso la selettività dello sguardo e dell'orecchio, della ragione, da ultimo. E ne resta dunque fuori ciò che appare indeguato o convenzionale (per luogo comune letterario e comunicativo), ciò che sembra disfunzionale nel "corpo" dell'intero testo; o inutile, inessenziale. Così lungo il percorso fittizio e sui generis dell'elaborando testo, la materia, l'evento, il sogno, la percezione la visione da decrittare, prima, e da ricomporre, poi, ha un andamento e un esito imprevedibili. E vi è adesione emotiva almeno quanto dis-locazione negli oggetti fredda e insistita, come avete giustamente notato.
giovanni


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#8   30 Marzo 2007 - 19:07
 
beh, caro gianni, i complimente fanno sempre bene, ma siete voi autori, essenzialmente, con il vostro prezioso contributo, a dare vita/forza a questo progetto.
progetto condiviso e sostenuto anche da altri collaboratori. non dimentichiamocelo
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#9   30 Marzo 2007 - 19:17
 
saluto gli intervenuti di oggi:
giacomo, carissimo (ti leggo e penso sempre) grazie del contributo e della citazione del film "poltergeist".
antonio, che saluto e che giustamente coglie con quel "esigente" il cruccio del poeta che accerta che questo mondo non "scorre" come si vorrebbe.
grazie,
roberto
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#10   30 Marzo 2007 - 22:00
 
Porgo anch'io il mio saluto e benvenuto al nuovo ospite.
Ricordo che la lettura di Rita è ricca di pathos, le farei torto ascoltandola adesso che si sovrappongono nella mia casa suoni di musica e televisione in un concerto sgradevole che sopporto ormai da anni come una specie di penitenza. Pfiuf. Sbuffo di santa pazienza.
Ascolterò in un momento più favorevole, ma già leggo Alessandro e Giacomo dire bene di questa performance e lo stesso Red, ormai lo conosco e leggo tra le righe, mi sembra soddisfatto.
Dunque a presto.
Saluti cari a tutti.
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#11   31 Marzo 2007 - 12:04
 
"E’ il viatico degli anni
l’architettura che resta,
con la caduta dei mattoni
che il vuoto rende più leggera".

mi sembra che questi versi possano sintetizzare, almeno provvisoriamente, la poetica di Giovanni. un minimalismo apparente, che in realtà cerca nel dettaglio le ragioni di un disegno coerente, che regga al logorio di ogni forma di male. si discute in questi giorni di etica e poesia: credo che la poesia di Nuscis sia eminentemente etica, nella ricerca di quelli che Luzi avrebbe detto "i fondamenti invisibili".
un saluto all'autore, a Rita e a Roberto.
fabrizio
utente anonimo

#12   31 Marzo 2007 - 14:02
 
Ringrazio Alivento e Fabrizio, per le sue parole in cui molto mi ritrovo.

"un minimalismo apparente, che in realtà cerca nel dettaglio le ragioni di un disegno coerente, che regga al logorio di ogni forma di male." "...poesia eminentemente etica, nella ricerca di quelli che Luzi avrebbe detto "i fondamenti invisibili".


E ringrazio Roberto per avere richiamato di nuovo le giuste parole di Antonio

"uno sguardo amorevole sul mondo ma anche, a volte, severo ed esigente."

E' vero, Roberto, questo mondo non "scorre" come si vorrebbe." e la poesia poco può fare, sul piano diffusamente sociale (può forse mettersi in concorrenza con istituzioni storiche sia pubbliche ed economiche, per fare un esempio, con le loro regole e finalità imposte, codificate e non?). Ma può e potrebbe molto, direi, sul piano individuale, essendo una poesia non solo un manufatto autoreferenziale, a ben vedere, ma un "ponte di parole e di non parole" verso l'altro, verso il lettore. La riemersione della poesia dall'angolo in cui si trova può molto dipendere da una su riscoperta vocazione a parlare all'altro, al riconoscersi -anche, ma non solo, ovviamente- mero atto di comunicazione soggetto, come tale, alle comuni regole della comunicazione efficace. Ripeto ancora, non SOLTANTO atto di mera comunicazione, è la poesia, ANCHE atto. le sue stesse caratteristiche possono essere il suo punto di forza: concentrazione, polisemia. Col poco un testo poetico può esprimere il molto. Il lettore, i nostri consimili, non hanno bisogno infatti di molte parole, ma del contrario. Leggevo stamane su Tuttolibri che in America stanno facendo tendenza i party dove si osserva rigorosamente il silenzio (quiet party), ormai saturi e intronati dalla logorrea del mondo. La maggiore propensione del lettore italiano alla lettura di romanzi non potrebbe per questo vedersi come una contraddizione, magari disperata, necessitata com'è dall'illeggibilità della poesia?
Tornando alle parole di Antonio, di Giacomo e di Fabrizio, dico che questa è un'"ecologia" a cui cerco di attenermi quanto più possibile, nello scrivere.
Gianni
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#13   31 Marzo 2007 - 18:23
 
# ali, dici bene: ormai mi consosci e leggi bene. trovalo, ti prego, il tempo, per ascoltare/li, nella concentrazione che meritano.
# fabrizio, che piacere, questa tua incursione. dotto e pertinente il riferimento a luzi, che peschi, per definire etica la poetica di nuscis.
# giovanni, tocchi un argomento che mi è molto caro: relazione noi/mondo.con grande lucidità, affermi che la poesia è e può essere "un ponte di parole o non parole verso l'altro": comunicazione, atto. vale più di qualsiasi ragionamento filosofico sugli intendimenti poetici dell'autore, aggiungerei io o/e di certi tipi di discussioni che nel web prolificano con l'idea di tracciare canoni di divulgazione poetica. discuterne tra addetti ai lavori può non interessare al "fruitore", quello che, se legge poesia continuerà, a leggere comunque al max neruda, merini e pochi altri. per i non addetti ai lavori bisogna dare il "manufatto", altrimenti tutto rimane circoscritto. quello che conta è "l'emozione" il "messaggio" senza intercessioni per lui "ibride", incomprensibili. credo almeno.
per dire...viva le postfazioni che le prefazioni.
pensando ai quiet party, che citi, caro giovanni,
una provocazione:

il silenzio: il messaggio,
unico coinvolgimento.
le parole circolano
e non atterrano.

a dopo,
roberto
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#14   31 Marzo 2007 - 20:05
 
sono andato fuori tema?
a rita, se ci segue, volevo chiedere della scelta dei brani....
r.
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#15   31 Marzo 2007 - 23:30
 
Dunque sulla poesia di Giovanni Nuscis si è davvero andati a fondo in questa sede, meritoriamente. Intervengo per dire qualcosa sulla lettura che ne ha fatto Rita Bonomo, che solo poco fa sono riuscito a gustare. Mi sembra che la sua voce aggiunga senso e direzione al testo, alle pur belle nude parole del poeta. E' intensa e dosata nel contempo; ci fa 'vedere' le poesie.
Antonio
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#16   01 Aprile 2007 - 01:18
 
Ed eccomi immancabilmente a notte fonda reduce da molte belle letture, in primo luogo delle poesie di Giovanni Nuscis, che hanno un fascino sottile e quieto, quasi stanco, quel minimalismo di cui hanno parlato altri e un male dentro che leggo io, ma anche malinconia e una sorta di rassegnazione. Nel primo testo è una poesia che descrive in modo preciso ed efficace una notte come quelle di tanti: insonne, perchè non prendono sonno i doveri (noto, riportando queste parole, una certa predilezione per il verso di un solo rigo, netto e circoscritto), bellissima la descrizione del camion della spazzatura e l'insieme che pare quasi di vederli: il bucato la TV spenta ed il cortile e di sentirlo soffiare il vento tra le nubi.
Nella seconda e terza poesia percepisco scenari desolati, descrizioni di mondi dopo la fine del mondo a cui adattarsi, anche lottando per la briciola e come arma la rinunzia che è sconfitta, che è abbandono, che impossibilità di nuova e fresca vita e dunque di sconforto. A seguire un paesaggio assolato e asciutto, arsura da lenire, qualcosa di infinitamente addormentato che giace senza trovare energie e soccombe alla calura e al tempo prono e disfatto. Mi piace molto infine l'ultima scena, il varco che subito si chiude dietro senza che ancora quello davanti sia aperto e i pantaloni di protezione come la fede da ferite e dagli sbagli.
Belle poesie, bella lettura quella di Rita e ben scelti i sottofondi.
Red, hai visto bene sulla bontà del lavoro svolto.
Naturalmente questo mio commento è secondo il mio solito modo di vedere le poesie degli autori che man mano passano su oboe, un'operazione di rilettura ad occhi chiusi dopo avere memorizzato le parti più efficaci dei testi, nulla togliendo alla capacità superiore di lettura teorica dello stesso autore e di altri intervenuti, Giacomo e Fabry che saluto entrambi e con i quali mi complimento.
Circa il fatto che le parole siano una babele che ci assalgono e sopraffanno annotata di Giovanni, è una sensazione che ciclicamente avverto io stessa sono i periodi che mi allontano anche dal web, e la cura è proprio quella del silenzio, all'interno del quale ritrovo nuove energie.
Quanto al ruolo della poesia oggi, in relazione anche al fenomeno internet e blog, mi permetto di segnalare l'articolo di Giulio Mozzi su l'attenzione che trovo, in molta sua parte, in singolare consonanza con il mio più recente pensiero.
Una buona domenica
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#17   01 Aprile 2007 - 01:19
 
questo il link all'articolo di Mozzi, per chi fosse interessato
http://lattenzione.com/uscita-del-mese/blog-poetici-atomizzazione-o-coesione-in-rete-di-marco-guzzi/
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#18   01 Aprile 2007 - 02:59
 
Ringrazio e saluto ancora antonio, e, in particolare, alivento, per la suo bel riscontro di lettura.

al di là della difficoltà di affrontare lunghi discorsi su web (ma forse è solo un mio problema), io credo che il confronto non possa che iperstimolare la riflessione sviluppando competenze e abilità anche tecnologiche, ora più che mai imprescindibili. Molti giovani poeti che sento intervenire e che molto apprezzo, mi sembrano già rappresentare un salto, un’evoluzione evidente della "specie", anche per la compresenza in loro, spesso, di una robusta formazione tradizionale; è vero però che molti navigatori neanche leggono, ciò non toglie che l’agorà, anche solo per gli addetti ai lavori, sia comunque uno spazio cognitivo importante. I lettori deboli, è un dato di fatto, sono la maggioranza; penso che sarebbe già importante se queste persone scrivessero e leggessero almeno qualcosa: ogni persona conquistata alla poesia è come minimo un buon consociato, sensibile e consapevole; se poi diventerà un eccellente poeta o avrà il nobel tanto meglio.
Sospensione si senso e di silenzio, parziale imprendibilità del testo, roberto, possono garantirne durata e attualità perenne.

Ciò che al lettore giunge come malinconia, minimalismo, rassegnazione vorrebbe in realtà, alivento - completata la visione o definita la percezione – vuole e auspica consapevolezza capace di produrre reazione, fuga o spinta propulsiva nella direzione della vita, occasione irripetibile che non ammette sonno né rassegnazione..
grazie, di nuovo. gianni

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#19   01 Aprile 2007 - 09:30
 
Buongiorno a tutti.
Red, sì ho seguito e seguo, con un occhio alla vostra bella discussione e l'altro alla porta, ché in questi giorni interpreto il ruolo della "scheggia impazzita", sempre di corsa, in macchina, da un capo all'altro della Sardegna, come bene sa Giovanni. :)

Riguardo la scelta della musica posso dirti poche cose, la prima, fra tutte, è che la scelta è avvenuta principalmente per similutudine di atmosfera ai brani di Giovanni: un'atmosfera solo apparentemente quieta, piana, orizzontale che bene sa nascondere, evidentemente, dati gli interventi, l'increspatura di uno stato emotivo che pure, dalla mia percezione, sa 'impennarsi' ad un'amara, piccola ribellione. Un piccolo impulso, appunto, come per l'ultimo brano.

Il brano della Mae Classical Gas, beh, bisognerebbe conoscere Fiume Santo per capirne l'accostamento :)

Il brano su noce che si spacca è musica dedicata alla meditazione e il testo di Gianni questo mi suggerisce con un'ambientazione quasi zen.

Ma più in generale, che è cosa meno spiegabile, ciò che ho fatto, e faccio sempre, è usare l''orecchio' cercando nel brano musicale un naturale incastro per il ritmo del brano, cercando di valorizzarlo, senza soffocarlo, affinché l'uno respiri nell'altro e questo, dicevo, non posso spiegarlo perché cosa d'orecchio o, se preferisci, di pancia. :)

Una bella discussione qui, un ospite, Giovanni, che offre spunti interessantissimi, attraverso le riflessioni sulla poesia, il suo ruolo, e la sua ricerca di ecologia della parola e dell'intorno che pure nasconde tracce indelebili delle ridondanze di una modernità industriosa di rumori, architetture, frastuono ecologico, che generano, alla fine, tutta la malinconia o, se si preferisce, il male sentire tipico del poeta che in un atto di ribellione ha, come fosse placebo indotto, il suo tutto se ne vola nell'abbandono donato dalla meditazione della poesia, che è pace auspicata d'anima, il rifugio da una 'chiassosa' consapevolezza, una piccola apocalisse immaginata per poter riposare finalmente liberi. :) In questi testi, e in questo senso, trovo quella piccola ribellione di cui parlavo prima, in forza, peraltro ad un moto quasi virile e quindi, per questo, solo apparentemente minimal, o quieto.


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#20   01 Aprile 2007 - 17:15
 
Allora rispondo a Gianni e Rita.
Avviene che la lettura delle poesie presentate, in prima battuta, comunica sensazioni che io, letteralmente, mi affretto a fissare su carta (si fa per dire) prima che svaniscano dalla mente; non è detto infatti che ad una rilettura rimangano le stesse, ed allora, poichè questo è il mio modo di procedere, così ho fatto anche stavolta ed è chiaro che sgrosso, non posso, a rischio d'essere noiosa per chi legge ( e no so neanche se riesco a sfuggire a tale richio) considerare tutte le sfaccettature.
Eppure devo dire che a fronte di un atteggiamento minimal da altri percepito e da me condiviso, che si fa eclatante in versi come:
"vedrai, ci adatteremo
a nuovi dinosauri, a carestie," oppure
" La rinuncia, la più ambita conquista"
io di mio, dicevo, avevo già percepito e tralasciato un'altra componente presente e visibile nettamente in alcuni punti.
Appunto quel moto di ribellione, esortazione, desiderio di riscossa che Gianni rivendica a sè ed alla sua poesia e che Rita riprende. Riporto qui di seguito i versi che, a mio avviso, rivelano maggiormente nei testi qui proposti questo intento/messaggio del poeta:
"Niente e nessuno più si ferma
rallenta, giace per sempre;
persino una scimmia antropomorfa
dopo milioni di anni, si risveglia."
E' una chiusa in contrasto col testo precedente, il paesaggio di calura immobile e dorata, un mondo di immobilismo trasfigurato in paesaggio calmo e arso, ove le tute senza corpi sono anime libere, ove la luce abbaglia, le campagne affaticate, i rustici dismessi, tutto è quiete e sole forte. Un paesaggio della tua terra, immagino Gianni, quella in cui vivi intendo, un'isola dove l'acqua è vita e il calore spegne, della quale percepisci la calda bellezza e indifferenza, chiusura e arsura, che vorresti svegliare con i versi, la voce, l'esortazione come sveglieresti un primate da un mondo primitivo per spingerlo a progredire, vivere, rispondere, reagire.

La poesia più oscura rimane a mi avviso "Noce che si spacca". Eppure ne subisco il gorgogliante fascino. La noce ha per me una simbologia ricchissima, è, per racconti di bambina, prima di tutto il guscio al centro del quale, appena nati, si pone un rametto a cui si infilza una foglia, e così issata la vela, si comincia a vivere e navigare. Il luogo dell'anima e delle speranze, il luogo dell'intelligenza e della corposità, il succo, il tutto. Simbologicamente trovo la noce un riferimento bellissimo. La scena descritta sembra quella di un imbarcadero: i colpi secchi si direbbero quelli dei remi nell'acqua o forse sono i tonfi di noci vuote che tra loro sbattono, (perchè ci sono anche noci vuote che navigano, non solo quelle che si fanno corpo e seme) e infine i gusci capovolti che si cercano, rendono un'immagine di galleggiamento e di abbandono, di moto ondoso che avvicina corpi cavi e resi vuoti o inutili dal tempo, trascorso inesorabilmente, che ha corroso ogni ricchezza nell'intimo, scavandola da dentro.
Riguardo al discorso che fai circa la partecipazione all'agorà, partecipo come posso per il tempo e le competenze che posso rendere disponibili, questa di oboesommerso ne è un esempio, dunque non ho nulla da replicare se non che non mi ascrivo, credo, a nessuna delle categorie considerate, non foss'altro perchè non sono affatto giovane.
Infatti ti sono molto prossima quanto ad età, Giovanni.
Buone cose sempre.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alivento

#21   01 Aprile 2007 - 18:15
 
Rita. Grazie per le tue considerazioni e, ancora, per l’ottima resa multimediale delle mie poesie. E’ incredibile l’effetto che che un testo può produrre su diversi lettori. Mi sembra ricorra, in tutti o quasi gli interventi la parola minimalismo o apparente minimalismo, nella mia scrittura. Non nascondo che apprezzo quel certo understatement che c’è, ad esempio, in alcuni poeti della linea lombarda (Luciano Erba e Giampiero Neri), pure così tanto esecrato; quel loro andare col microscopio negli interstizi delle cose e da lì, poi, risalire al paradigma, all’universale; autori, quelli citati, che assieme ad altri sono stati frettolosamente considerati una fuga al ribasso rispetto all’altisonante poesia novecentesca, a partire da Montale. Il giudizio sul valore e l’influenza della loro poesia, in futuro, non potrà che farsi ex post, all’interno di un macrotesto epocale.
Più che di piccola ribellione, di moto quasi virile (), parlerei di soluzioni di rattenimento retorico proprio nei momenti in cui sarebbe invece più facile e scontato, forse, fare l’esatto contrario, con uscite espressionistiche o dirette, di pancia che pure non mi dispiacciono. Ammetto che non è per nulla facile andare a ritroso sui propri testi, e dentro, con l’attendibilità che si può immaginare, per l’atteggiamento inevitabilmente auto difensivo dell’autore, certo, e per naturale, doverosa puntualizzazione delle proprie scelte:-)))


Alivento. Grazie, leggo solo il tuo lungo e articolato intervento e ti ringrazio per il dono della tua attenzione. Tra le mille cose dellanosra quotidinaità, credimi, è davvero, a volte, un impegno non da poco. Tornerò sulle tue parole. Dico solo per ora che la reazione al torpore e alla sonnolenza è cosa che mi sta particolarmente a cuore, ed per questo che ricorre, spesso nei miei testi.
Cara Alivento hai colto perfettamente per quanto rigurda la poesia su le noci. sappi che il mio cognome, in sardo, significa proprio noci (il fascismo, tra le tante porcherie, ha cambiato il mio cognome da Nuxis a Nuscis. Nux in latino significa infatti noce). Il testo, con una certa ironia, richiama la nostra infinesimalità. Ciò che per noi è universo illimite, in realtà è ...una vasca.

Un caro saluto a entrambe
Giovanni
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#22   01 Aprile 2007 - 23:45
 
ringrazio, ringrazio si tutti gli intervenuti.ali, rita (grazie per aver risposto alla domanda della scelta dei brani), gianni.
tutte cose interessanti, che spero, domani, di poter commentare.
purtroppo non è stata una buona domenica per me.ora vado a letto, col mio piede infortunato.
2° infortunio in un mese:addio sogni di gloria.
red
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#23   02 Aprile 2007 - 13:55
 
Complimenti a tutte e due! Fra le tue più belle poesie, Gianni, lette da una voce sicura e profonda che dà corpo e regala nuove sfaccettature ai testi. La lettura poetica da parte di terzi crea ombre e luci sempre diverse. Bellissima voce, Rita, la tua. Profonda e professionale la tua interpretazione.
Daniela
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DanielaRaimondi

#24   03 Aprile 2007 - 00:15
 
Cara Daniela grazie per la tua presenza e per le tue parole. è vero che una lettura fatta da terzi sa iluminare il testo di nuove luci e significati. questa constazione apre immancabilmente il discorso ricorrente sulla poesia recitata o performativa, ricordando more solito che la poesia è nata orale, e all'oralità in molti ritengono che debba tornare.
posso solo dire, in breve, che a mio parere nulla si dovrebbe escludere, a priori; e che ciò che conta in fondo è l'esito artistico; vale a dire che sta bene una migliore valorizzazione del testo, purché esso conservi i connotati (pur ormai assai dilatati) di poesia, la sua dignità formale che ne permette un'autonoma e silenziosa lettura. nulla per questo escluderei a priori, indirizzando proprio su questa capacità di "tenuta" del testo la sua differenziazione col testo di una canzone: che assai spesso, in assenza della musica con cui si fonde, mostra la sua inconsistenza. confesso che amo particolarmente la lettura silenziosa o a voce alta, ma non per questo mi sento di escluderne l'avvicinamento ad un pubblico che, ho avuto modo di constatare personalmente, non aspetta altro che vederla incarnata e sensualizzata da una bella voce.

Colgo l'occasione per salutare Roberto, augurandogli una rapida guarigione.
Gianni
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#25   03 Aprile 2007 - 21:43
 
Ciao Giovanni, ciao Red, ciao Alivento e ciao a tutti! complimenti per questo nuovo post che sto seguendo...
assolvetemi per questo OT urgentissimo OT: c'è un orgia party a erodiade. ecco il testo di invito:

"100000. PREPARATEVI ALLA FESTA
amici di erodiade vicini e lontani, francesco de girolamo mi ha detto che è abitudine fare un PARTY VIRTUALE alla 100000 visita. dunque, preparatevi alla festa: secondo francesco, dovremmo colpire questa vetta entro questa settimana di pasqua. per l'occasione consumeremo champagne e tartine di caviale...eccetera "
ciao, erminia
www.erodiade.splinder.com

All welcome! erminia
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#26   03 Aprile 2007 - 22:54
 
mi scuso con te giovanni per l'assenza "coatta" e ti ringrazio per l'attenzione.
avete detto tutti cose molto interessanti.
curiosa la rivelazione dell'etimologia del tuo cognome.
a erminia dico che parteciperò alla festa di erodiade, ma sono impossibilitato a ballare. magari brinderò.
red
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#27   03 Aprile 2007 - 23:27
 
Mi piace molto la poesia di Giovanni: c'è un alone di mistero e realtà al contempo, e il narrato ha dei passaggi repentini di dimensioni, unici, rari, che sono propri della poesia lirica mdoernista. Penso ad esempio allo scarto rapido di atmosfere nella prima stanza di' In terza persona', che da una dimensione domestica piana, serale, passa alla notte dei briganti e da questi a delle presenze maledettee magiche di lune e lupi mannari:

La tivù è spenta.
Passata l’ora del massimo ascolto
verranno a notte fonda i briganti
e i lupi mannari,
senza bussare sul video;
saranno su di noi
come schizzo di colore
su grigia cartapesta.

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#28   03 Aprile 2007 - 23:31
 
ci rincorriamo erminia?
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#29   04 Aprile 2007 - 02:26
 
saluto roberto e ringrazio erminia per le sue parole. l'immagine (ben più usata nella narrativa) spesso, in poesia, si fa giuntura, raccordo prezioso all'interno di un discorso anche complesso; proprio perchè lampo, simbolo, archetipo che evita o contiene a volte le insidie retoriche; è il correlativo per eccellenza. alcune immagini ed effetti nascono dal proposito di evitarne altre più convenzionali tenendosi inoltre, quanto più possibile, dentro quello "scarto minimo" del linguaggio poetico rispetto a quello ordinario, comunicativamente più efficace.

Giovanni
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#30   05 Aprile 2007 - 02:13
 
non è mai tardi per salutare e ringraziare l'ospite. lo faccio prima di inserire un nuovo post, che srà domani, dando il tempo a chi vorrà chiedere le ultime curiosità a gianni.
gianni si è messo a completa disposizione di tutti noi- ciò a permesso a tutti noi di avvicinarsi al suo "credo" poetico, a comprenderne i suoi fondamenti.
e ringraziamo anche rita, per l'oggettività data ai testi con la sua preziosa lettura.
roberto
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#31   05 Aprile 2007 - 13:07
 
la poesia di Gianni non la conosco da molto.
prima ho conosciuto l'uomo.
una persona squisita che ti mette in sintonia col mondo.
e questa serenità d'animo, questa capacità di ascoltare essere condividere, passa piena dalla sua poesia. un lirismo che si offre puro e vocale, e, seppur toccando la noce di buio che respira sopra tutte le cose, dà modo di aprirsi all’afflato della vita che diviene.
Sento la poesia di Gianni come una spinta a non cedere. A credere.

colgo l'occasione per salutare oltre a Gianni stesso, il padrone di casa, Red :)
e ciao a tutti.
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#32   05 Aprile 2007 - 13:10
 
dimenticavo

complimenti davvero tanti a Rita per la sua lettura che spalanca i testi.
l'ho già detto - a lei sicuramente - ma mi ritrovo a pensarlo e a doverlo assolutamente dire.

ciao Rita :)
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#33   05 Aprile 2007 - 20:00
 
E' da Roma che vi scrivo (e con l'account di Carrino) saluto tutti, Red, Gianni e ringrazio Alessandro, Antonio, Ali, Daniela e Iolebella per le parole di apprezzamneto alla lettura dei testi di Gianni. :))

un caro saluto a tutti.

Rr
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#34   05 Aprile 2007 - 21:38
 
grazie iole per questa testimonianza. confermi l'impressione che avevo avuto.
la vena "intellettuale" si mescola con un atteggiamento in simbiosi con le "cose" che si lascia coinvolgere e coinvolge affabilmente.
rita con l'avatar del carrino?
si prossetta per voi una pasqua al tumbler?

saluti,
roberto
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#35   05 Aprile 2007 - 23:33
 
Tra ali amiche taglio dunque il filo:-). E abbraccio Iole, da ultimo, per le sue care parole, e ancora Rita, e coloro che mi hanno dedicato tempo e ascolto. Un grazie fraterno a Roberto per la sua generosa ospitalità, la sua amicizia.

E' una gran bella sorpresa la presenza subito dopo di me del carissimo Fabrizio, che saluto con affetto.

Giovanni
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#36   06 Aprile 2007 - 10:40
 
Dalla lettura del tuo commento di risposta al mio, Giovanni, ne traggo la vaga sensazione di una lettura mia sul testo "Non ci perdiamo" non troppo centrata. Potrei allora tornare ad enunciare il concetto che la poesia fa la sua strada nella comprensone del lettore ma rileggendo più volte il testo credo sia più corretto richiamare invece le innumerevoli sfaccettature, sensazioni, richiami che la lettura di una poesia suggerisce ed evoca.
Certo dici bene sul dono dell'attenzione, certo la mia non è mai assoluta e sufficientemente articolata...tempo, lacuna, incostanza. Sarei lieta perciò se tu un giorno o l'altro anche da qualunque parte del web volessi ritornare sul punto, come hai scritto ed io annotato.
Mi potresti lasciare il link (ad es. su splinder che fornisce un servizio di messaggeria e mail) ed io verrei volentieri a leggerti.
Intanto il mio saluto di ala amica spero anch'io almeno un poco.
Il ringraziamento per il dono della tua poesia e il garbo della tua diponibilità.
Cari saluti a tutti gli altri.
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#37   07 Aprile 2007 - 10:01
 
Cara Ali, ti ho lasciato un messaggio su Splinder.
Un saluto a te e a Roberto e a tutti.
Giovanni
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