Matteo Fantuzzi
Poesie da "Kobarid"
letture di
Anila Resuli
*
Perché volendo pure Modena è lontana
e allora uno si chiede: - Quanto tempo?
Un anno. E un anno è poco ma anche tanto,
se a casa sta una moglie a letto con le doglie
con la testa della bimba dietro al corpo col cordone
cinto attorno al capo ed urla “padre, padre”
e il padre sta a combattere la guerra
ad ammazzare i figli di quegli altri
a compiere gli stupri, in modo la sua razza sia difesa
e sia immortale: e salva sia la sua famiglia.
*
Malpensa
Non è per dire, io ti ricordo al duty free
della Malpensa, con il vestito, come tutte
perché uno sguardo come quello non si scorda:
di chi da terra ha sollevato un corpo
ancora caldo e l’ha piantato, l’ha ricoperto,
ha omesso, ha tolto. Senza parlare, nulla.
È un mondo a parte la Malpensa,
coi tabelloni bianchi
coi profumi, le sigarette a stecche da 50,
il brandy che ti guarda e sembra un viso
che conosci, sparato in volto, decapitato
chiuso dai capelli, misto alla polvere,
che implora di riemergere.
*
Dimmi se hai presente
quant’è stretta via Valdonica,
schiacciata tra le mura
del quartiere ebraico
che per assurdo ad uno lì
potrebbero sparare in pieno volto
verso sera all’imbrunire senza nemmeno
un testimone, perché tanto quella strada
anche se in centro è fuori mano,
perché da lì non passa quasi mai nessuno
se non si ha un obiettivo, un luogo
dove andare, dove attendere per ore.
*
Precariato
E non sai più cosa aspettarti
da questo borgo in mezzo alle montagne
dove la gente invecchia e non fa figli,
che si spopola. E tu che sei il becchino del paese
come tuo padre e il padre di tuo padre
(e che non vuoi, non puoi)
ti domandi come sarebbe meglio: che crepassero
in un solo colpo tutti per chiudere bottega,
oppure un po’ alla volta, goccia a goccia, per vivere di stenti,
ma nel contempo andare avanti, per resistere.
E sopravvivi in questa prospettiva di precario,
di chi lavora a termine, si attacca al calendario,
e quando senti un’ambulanza tremi e esulti assieme,
perché è così: oggi si mangia,
ma nel contempo non hai più un cliente,
è un nuovo scatto
che procede e porta al baratro, ti annienta.
*
Sei bella. Ma di una bellezza che quasi non sembra,
quasi non si tocca. Entri nella mia camera e mi infili
in testa la flebo con dentro il mio pranzo.
Poi ogni tanto mi spogli, e lavi con cura il mio corpo, ogni parte
il mio corpo che ormai non si muove da anni
neppure comunica, mi resta soltanto lo sguardo:
- potessi parlarti, Dio quanto sei bella -
anche se (sono franco) potresti essere pure mia figlia,
avrai sui trent’anni ma ne mostri anche altri ed a me
non ti sei mai rivolta, ma io ti guardo ed intanto mi nutri
o mi aspergi e non riesco a far altro che amarti.
Biografia
Matteo Fantuzzi (1979) è nato e risiede a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna. Collabora con le riviste Atelier e Voci della Luna oltre che con l'Almanacco di Poesia edito da Castelvecchi. Pubblicato in molte riviste tra cui Nuovi Argomenti, Yale Italian Poetry, Specchio, Gradiva, Atelier; ha creato il sito UniversoPoesia, suoi versi sono presenti in varie antologie ed hanno raggiunto in questi anni Francia, Germania, Slovenia, Belgio, Stati Uniti, Finlandia, Polonia, Rep. Ceca, Venezuela ed Islanda. Il primo canale della radio nazionale slovena gli ha dedicato una serata di trasmissioni leggendo un'ampia selezione di testi. Ha diretto in questi anni una serie di festival ed eventi dedicati alla poesia contemporanea tra i quali per 3 edizioni "Degustare Locale".