A.
giunte le mani senza riprendere fiato
mi dicesti una sera in lacrime
così spessa la statua del santo
da non sentirne più sotto il palpito
l’avevi solo sfiorata versando l’acqua nei gigli
come si visita una malata
d’un male che non si vede negli occhi
quelli che sono passati altri giorni
han bisbigliato ave gloria o pater noster
non l’hanno le loro mani toccata nel cuore
B.
non andartene verso il basso
finché la mano ci protegge il fiato,
non nel traffico di quei fenomeni di luce
e tra battiti sfiniti sul cemento, in centimetri
di suole elevati a cielo e non tornare
poi come di là di quel confine di pareti
nel minuto di contatto contro il vetro
il contrario esatto è la punta delle dita sulla fine
l’ora che raccoglie tutti in un solo istante
gli aghi a strappo dentro i polsi, l’alba regolata
verso un niente, il tema estremo della voce
immortalato a fianco delle cose
C.
Il volo di meduse in acqua -una primavera silenziosa-
le farfalle rosse sopra i fiori vuoti come tra bocche e
le cinque dita in punta la pagina d’inchiostro
il vento cambia rotta nelle vele allo scoperto
non ricordano mai il corpo i lenzuoli appesi
a testa in giù tra i getti d’acqua sulle pietre
dai rami in terra crolla l’albero le punte
hanno gli uccelli bocche nere ai canti formidabili:
il canto decomposto nella carne.
D.
l’aratro traccia la fine del campo
i morti
colpo su colpo il prato
cade
dove la mandria bruca di lontano
E.
dopo ci tocca pensarle
poco più di una volta accadute
le cose - lo vedi - sono ciò che rimane
di noi di più falso
le ripetizioni accertate col tempo
finché si riesce a disporle in un ordine
calmo così come non dette
dopo tutto ciò che si perde
F.
Porta le mani sul viso
-sono divise le parti-
non per vedere: sfrigola
l’occhio alla luce -scioglie gli indizi-.
L’una dall’altra le ore a seguire
in una terna: 3 4 5. A capo chino
sull’algebra mentre la lingua
s’inganna. Brulica concava dentro.
Varca l’enigma le labbra: ripete in ordine
cifre con l’alfabeto: 5 da 4 3. Non sa contare
all’indietro. La sua misura è il confine.
Federico Federici (Savona, 1974) ha pubblicato, di poesia e a nome Antonio Diavoli, Ardesia (ShortEdit, Savona, 1996), Versi Clandestini (Studio64, Genova, 2004), Quattro Quarti (Il Foglio, Piombino, 2005), N documenti in cifra (Cantarena, Genova, 2006), КТО Я?-Omaggio a Nika Turbina (Menilmontant, 2006), Una poesia senza eroe? Nika Georgievna Turbina (PaginaZero n. 9, Cervignano del Friuli, Giugno 2006), Chiuderanno gli occhi (con Ilaria Seclì) (Cantarena, Genova, 2007 in print); di prosa: Per innata difesa. Variazioni sul tema dell’umore (con Massimo Sannelli) (Menilmontant, 2005).
Su internet: http://antoniodiavoli.splinder.com e http://pasduchat.site.voila.fr