rossodisera = oboe sommerso

- come fare a fermare il tempo - ( que le temps s'arrete ) Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.
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Utente: redmaltese
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Perdersi nel mondo parallelo, (quello non reale). Fuggire, per raggiungere un sereno stato mentale. Condividere l'inizio e la fine di un' emozione, reale bisogno temporale. Come fare? Fermatevi, ascoltate, leggete. Proviamo a fermare il tempo (per un runner sarebbe il massimo) Progetto lettura si auspica di arrivare a tutto questo. Leggeremo testi poetici e di prosa, ascolteremo la voce dell'autore, il suo battito, il suo calore, nel tentativo di perderci e ritrovarci nelle sue parole. Ci intratteremo con lui allo scopo di porre in essere una sorta di dare e avere. Mettetevi comodi: "que le temps s'arrete" Collaborano o hanno collaborato nel progetto: - R-Ceccarini(gestore) - Anila Resuli (voice e problem risolving) - Rita Bonomo (voice) - Luigi Romolo Carrino (voice) - Iole Toini (voice) - Massimo Sannelli (voice) - Amilga Quasino (voice) - Giacomo Cerrai (voice) - Attori compagnia Teatro Finestra (voice) - Alivento (moderator) - Enrico Cerquiglini (moderator) - Antonio Fiori (moderator) - Vaan /Antonio Vasselli (mixer) e tutti gli autori che vorranno mettere a disposizione le loro opere. La rubrica "interventi di Luigi Di Ruscio" è curata da Luigi Di Ruscio

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giovedì, 25 dicembre 2008

- poesie "civili" per natale -

Nell'augurare a tutti tutti un buon natale e un felice anno nuovo, in modo particolare a tutti i collaboratori di oboe che anche per quest'anno hanno permesso un valido e fondamentale supporto a questo blog, estrapolo due poesie natalizie dalla rubrica del Messaggero di ieri 24 dicembre 2008 "Natale in rima". Due poesie delle quattordici comparse sul quotidiano, che possiamo defiire col termine abusato"civili" e che dal mio punto di vista si collocano  molto bene in questa atmosfera di fine anno 2008. 

Alda Merini
 “Quel bel presempio
 
Che Natale povero, che Natale senza intenzioni.
Hanno fatto la messa prefestiva
per lasciarti andare in vacanza
E tutti che si ammazzano
per andarsi a godere la vita
Ma io dal solaio maledetto
ho salvato due statuine
E mia figlia minore,
quando eravamo poveri,
mi diceva “ perché Mamma
non facciamo un bel “presempio”.
Facciamo finta che sia Natale
tanto di buoni in Italia ce ne sono tanti.
 
 
Valerio Magrelli
Babbo Natale Gnostico
 
Quest’anno il bambinello non ha portato doni,
ma ci ha portato via un ragazzo dolce, appena di vent’anni,
ucciso da un pirata della strada.
Povero gesucristo, dio impotente,
cosa speri di fare contro il grande Demiurgo,
contro il Dio Vero, di Casal di Principe,
il Re che atterra il debole per premiare l’ingiusto?
 
Stà nella mangiatoia, accucciati su un fianco,
rimettiti a dormire, lascia perdere,
tanto lo sanno tutti, che ti aspetta la croce,
vittima, tu medesimo, di questa creazione malvagia
di cui sei lo smarrito spettatore, la preda
abbandonata sul ciglio di una curva.
 
Non è cambiato nulla, a ben vedere:
hai solo lasciato la culla
per stenderti in una cunetta.
postato da: redmaltese alle ore 25/12/2008 12:10 | link | commenti (12)
categorie: - poesie civili di natale, - poesie civili per natale
mercoledì, 17 dicembre 2008

- vincenzo mastropirro = progetto lettura 57 -

Mastropirro

Vincenzo Mastropirro

     "Nudosceno"

   Lietocolle Editore

 

Letture R. Ceccarini - mix:Tonino Vaan

Abito in un posto dove volano gli aerei
   la discarica non lontano emana profumo
     la mia testa vola con loro e si nutre di godimento.
 
Come è bello il posto in cui abito
   la discarica è piena ma i bulldozer scavano
     fanno monti d’immondizia e rassettano copertoni.
 
Vedo gli aerei come li vedono i vermi
   insieme con essi mi inebrio di romantica follia
     sappiamo entrambi della fortuna che ci tocca.
 
Non è uno spettacolo comune sapendo che
   in altri buchi c’è gente che ci vive nutrendosi di vomito
     si ciba a piùnonposso e gode della vita come nessuno mai.

 

Mozart avrebbe litigato con Karlheinz Stokhausen

poi avrebbe stappato una birra

meglio berci su che analizzare partiture.
 I tempi hanno i loro tempi
se è quattro quarti è così
se è undici ottavi va bene lo stesso.
 
Ora non c’è più tempo
la babele arranca e il seguito striscia
ora, non c’è più tempo.
 
 
 
 
 
Dimenticami
come io ti ho dimenticata
sommerso dal rumore dei metronomi
abbandonato a quel ritmo slegato
al loro tic contro tac
segno dei tempi sporchi
dove lo sputo delle immagini
inonda il mondo con spruzzi di sangue
sul volto di un bimbo offeso
pronto all’adulta vendetta
per banali liti di condominio.
 
 
 
  
 
Le metastasi del linguaggio
segnano marcatamente il territorio
e mi lasciano interdetto.
 
Ludovico van impersonava la follia
Alex la tramutava in morte
è ancora così e lo sarà per sempre.
 
Il mondo sgocciola
sangue merda vomito
perdòno bisogna chiedere.
 
Tutti pronti al via, l’evacuazione scatta,
basta suonare l’allarme, l’espulsione certa
nessun soggetto potrà resistere al predicato.
 
L’onore delle armi spetta a pochi
chi è privo d’invidia si assemblerà
il globo epurato è un’altra cosa.
 
   
 
 
Vincenzo Mastropirro (1960) è di Ruvo di Puglia, vive a Bitonto (Ba).Flautista, compositore, didatta.
La sua personalità eclettica e poliedrica lo porta a collaborare con alcuni poeti come Alda Merini, Vittorino Curci e Anna Maria Farabbi componendo musiche su loro liriche, così che”...lavorando con la parola ho finito per scriverla”..
Ha suonato per importanti teatri e sale concertistiche in Italia e all’estero - Egitto, Francia, Inghilterra, Germania, Marocco, Spagna, Malta, Romania, Austria, Iraq, India, Grecia ed ha inciso diversi CD in progetti vari con le case discografiche FonitCetra, Bongiovanni, Rugginenti, PhoenixClassics, Warner Music, Emmessegi, Terre Sommerse, Enja, Musicaimmagine, cimentandosi con un repertorio che va dal classico al contemporaneo, dalla contaminazione all’improvvisazione.
In poesia ha pubblicato Nudosceno LietoColle ed. Faloppio (Co) 2007.
Ha vinto alcuni premi letterari nazionali e compare in varie antologie e riviste letterarie: Giulio Perrone ed. Roma, Lietocolle ed. Faloppio (Co), Pagine ed. Roma, Aletti ed. Roma, Le voci della luna ed. Sasso Marconi (Bo), Edizioni Scientifiche Italiane ed. Napoli.
 
Link
www.vincenzomastropirro.it
 
postato da: redmaltese alle ore 17/12/2008 20:41 | link | commenti (26)
categorie: progetto lettura 57 v mastropir
mercoledì, 10 dicembre 2008

-segnalazione = l'iddio ridente di L. Di Ruscio -"

L’iddio ridente” di Luigi Di Ruscio  su Nazione Indiana

http://www.nazioneindiana.com/2008/12/10/liddio-ridente-di-luigi-di-ruscio/

postato da: redmaltese alle ore 10/12/2008 23:40 | link | commenti
categorie: -segnalazione liddio ridente
lunedì, 08 dicembre 2008

- segnalazione = è uscito cosmesi di Tonino Vaan

http://www.editricelarcolaio.it

Piccolo tentativo di nota d’un lettore
 

Cosmesi è il libro fresco di stampa del nostro amico Tonino Vaan, edito dalla Casa Editrice l’Arcolaio di Gianfranco Fabbri  collana "i fuori collana". Senza pretese critiche vorrei tracciare degli appunti prendendo spunto dalla prefazione di Stefano Guglielmin che apre il libro.

Innanzitutto affermerei che il Il libro di Vaan è un bel libro. Un libro, diciamolo  fatto di testi con una danza della lingua che a volte necessita di codificazioni, d’una chiave di lettura. Leggere ad  alta voce, farsi trascinare dall'incidenza del canto può essere una soluzione per tentare di incorporare  i significativi vortici, le pulsioni a volte visionarie contenute nel libro. Non trovare la chiave, la strada, può significare non comprendere fino in fondo il messaggio, l’urlo di disorientamento del poeta. Trovarla invece può consentirci di aprire la porta della sua poetica e se vogliamo del suo essere uomo. Si, perché in questo libro io ci scorgo anche il Vaan uomo, la sua dimensione (il testo di pg.38, per dire è un esempio di catalogazione sul suo sentirsi uomo). Credo a questo punto che si possa affermare che Cosmesi, riproduca in qualche modo l'immagine del suo autore. Sin dal nostro primo incontro, Vaan si mostra schivo ma incuriosito,  il suo aspetto libero trasognato, la sua cosmesi, è quella di una figura che appare al di là del resto, del conforme, che si materializza dentro una stanza, un posto convenzionale, una figura autentica così non convenzionale che appare “*pur senza mescolarsi con gli altri umani” e ti resta a guardare. Così come immagino resta a guardarsi intorno a cercare soluzioni ogni volta che avverta l’urgenza.  A spalmarsi addosso ai flash della natura per rigenerarsi,  a decifrare le memorie più care “tra dolore e tenerezza” tra passato e presente, a trasformare quelle immagini  in un libro. In un bel libro che accade “nella falsità eterna della poesia quando i suoi casi avvengono in un tempo diverso dal reale” (C.Pavese.)
E come Stefano Guglielmin nell’illuminata nota introduttiva, dopo averci condotto sulla soglia dello scriptum dell’autore fin “*là dove la parola comincia, dice che ” siamo vicini alla porta di entrata, noi che stiamo fuori dal labirinto. Aprirla significa perdersi nelle 73 stanze che lo costituiscono, accettando il fatto che il viaggio consiste nel visitare l’ombra e la luce di un’esperienza che non si dipana, ma ha scelto di per sé l’intrico, l’atro rizoma, l’avventura di un discorso magmatico, io penso a quanto detto da Cesare Pavese nel “mestiere di vivere”: “in arte non si deve partire dalla complicazione. Alla complicazione bisogna arrivarci!”. Ecco allora, amici,  Vaan  prende questa strada, si veste di questo tipo di superficie e dal buco della sua dimora, della sua tana (che è zona franca) così vicina e così lontana dal mondo fuori, “traccia la propria identità frantumata”.
                                                                                                 
                                                                                           Roberto Ceccarini
 
*Nota a margine: i testi citati in corsivo sono ripresi dalla prefazione di Stefano Guglielmin.
 
 
 
 
postato da: redmaltese alle ore 08/12/2008 22:40 | link | commenti (10)
categorie: segnalazione cosmesi di tonino , segnalazione cosmesi di vaan
martedì, 02 dicembre 2008

- Luig Di Ruscio = intervento n. 5 -

004

intetervento n. 5

di Luigi Di Ruscio

 

 

Roberto vedi se va bene, ciao luigi
 
 
Il problema del sottoscritto era questo: non si può scrivere poesia senza che la cattedrale d'ultimo secolo abbia una sua centralità. La cattedrale dell'ultimo secolo è la fabbrica metallurgica. Il sottoscritto doveva diventare un chierico della grande cattedrale. Come comunista e come poeta dovevo diventare un operaio, questa è stata la mia "prospettiva"  e la mia scelta operaia ha del comico, una specie di Chaplin di "tempi moderni" che sventola la bandiera rossa per sbaglio e così mi presento come L'ULTIMO BUON POETA ITALIANO metto anche questa maschera. Ho partecipato ad un convegno di poesie neorealiste nei primi mesi del 1953. Eravamo tutti giovanissimi, sui venti anni, con le tasche piene delle carte delle nostre prime poesie e poi tutte quelle polemiche contro il neorealismo, quello sparare contro un niente. Anche ora sparano con il cannone contro un niente.  La poesia neorealista era soprattutto la poesia di ragazzi ai primi tentativi. E quell'immagine di ragazzi con le camicette pulite, le prime cravatte, con le loro madri ancora giovani trepide per questi figli che volevano fare i poeti, ragazzi con la speranza intatta per un mondo migliore e all'immagine di questi ragazzi rimarrò fedele per tutta la vita, immagine che si contrappone diametralmente con il cinismo dei nostri giorni. Ho lavorato sulle infernali trafilatrici per anni 37 e tutto il mio tempo libero è stato sacrificato per scrivere. La mia poesia è stata per decine d’anni nella emarginazione totale. Anche ora la mia poesia vive in una situazione di semi clandestinità. La poesia mi ha dato il dono della diversità e cosa posso dire a certa gente? Solo questo: Non occupatevi della poesia del sottoscritto. "Tutto il credito di cui possiate godere è inutile nei miei confronti,  non spero nulla dal mondo,  non temo nulla,  non voglio nulla,  non ho bisogno grazie a Dio, né della ricchezza né dell'autorità di nessuno.  Quindi,  padre,  sfuggo ai vostri lacci. Non riuscirete a prendermi, da qualunque parte tentaste di farlo."
(Citazione ricavata dalle ”lettere provinciali” di Pascal)
 
                                                                  Oslo, 01/12/2008  Luigi Di Ruscio