
Francesco Tomada
- live Topolo'-
I brani sono tratti dalla serata tenutasi a “Voci dalla sala d’aspetto” alla Stazione di Topolò, assieme ai ragazzi dei Tambours de Topolò che non ringrazierò mai abbastanza. L’intero file audio si può scaricare da www.ilnarratore.com nella sezione archivio gratuito
Antonio Pibiri
"di Quinta in Quinta" - letture Rita Bonomo-
VIA PER DAMASCO
non c'è via per Damasco, né sibili di luci,
non c'è strada stretta o agevole che dia
fuga nel chiaro suolo della danza
serpenti annaffiati e gemmanti
e distanza
sicura da ogni sfascio
da ogni cerchio di lupi.
per assecondare anche un mezzo miracolo
che segni un lungo solco, dividendo
le acque morte del passato e presente,
carta da parati
dentro casse aperte,
e dal fondo inaudito, bucare l'opèrcolo
che dà riparo da un avvenire che non arretra
ma prende, schivando vanto e placcaggi,
i corpi
volentieri come offerte.
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
CRONACHE IN NERETTO
perde i sensi l'acqua che cade
puntiforme liquide interpunzioni
di una zelante tipografia
rotative messe alla frusta.
tutti, la pioggia, chiama in causa,
allerta, richiama in casa e sosta
in grotta i randagi a trattare
con mirra le parole crucciate.
biosfera di cristallo fumé
per il ticchettio di fiati oscuri,
dove il male minore non paga.
continua la conta dei dispersi
sotto la pluvia aviazione a tappeto.
e si copula nel fondo di uno sbadiglio
si crapula ancora nel rifugio sparuto.
quale dio dei cieli vinse questo dì l'appalto?
ma ecco che tu arrivi grazie a mezzi
di fortuna in questa novella Venezia
con un cesto di fiori marini ci salvi
dalla stasi, risalendo al suo innesco.
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
RAMPE DI CIELO
i fiori calunniati nel vaso assortito
di colori alla rinfuria sulla tela.
le zampette del geco che strappano la pelle agli zigomi,
i roghi di spine negli occhi,
mi porti a sbucciare fichi prima dell'inganno
sotto l'albero che conosce i miei natali,
le mani che sì arrampicano alla luce.
fingi di morire sotto una lettiera di foglie
ma il tuo viso ha ancora il colore di un vivo incarnato.
il capodoglio o la nera medusa nella vasca da bagno
gravata da angustia perpetua e bassi fondali.
il sole solleva le travi e svecchia polvere
sulle nostre teste.
la marina s'offre all'allegria dei monelli.
quest'anno il cobalto diserta le serate estive,
ve n'è di più nel quadro dei vitigni rossi intravisto
dietro la vetrina dell'espositore.
il sole si cicatrizza, non lede, non scalda,
risucchia l'ultimo spaghetto di luce opaca.
io dormo solo, e insceno come te
il punto esatto dove mi interrompo.
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
NUOVO MONDO NASCITURO
ramèschi:
sconforto d'intrico arbòreo
spaghetti al nero di seppia,
non filtra il chiaro lunare –
ma la senti? distante,
non un sogno, no, la luce?
sprezzante del cielo convesso
-pancia immane che pende –
la senti a valle d'ogni perduto sfondo
la luce abbaiare?
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
BRADO RITMO
s'inselvano cani canicolari,
striscia per terra il guinzaglio
s'impiglia quasi strozza,
lo impugna il meridiano ricordo
di un gentile padrone.
geldra di cani dalle autostrade -
non c'è uomo nella selva che imbruna,
il fiato nanifica di minuto in minuto
ma l'olfatto è acuto e s'affina,
sprona alla corsa il capo branco,
ufficiale di rotta che è
dell'orda la schiuma.
la penna ed il suo sperma li segue
ravvicinata li insegue e sente
il loro cuore scoppiare, poi
ne perde le tracce
a fine rigo
e tace...
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Nato a Sassari nel 1968, Antonio (Nello) Pibiri risiede ad Alghero. Dopo la maturità sviluppa attenzione verso la scrittura creativa e la musica formandosi da autodidatta. Ha scritto alcune opere poetiche e letterarie. Di Quinta in Quinta è la sua prima pubblicazione.

Davide Nota
" Lampi"
Lampi
Se pure ti avessi incontrata, vita
sarei rimasto immobile, incapace
a piangere come di fronte a un morto.
Sotto un fiotto di luce se ne stava
col suo camice bianco di angelo
o di dottoressa.
Balliamo dai ‘sta sera
sono allegro come un bambino, ehi
mi riconosci?
Noi tutti sui divani a far l’amore
con noi stessi, a premere le mani
sui sessi solitari…
Salutiamoci così, senza lacrime né baci.
Basti una stretta di mano a dirsi addio,
una pacca sulle spalle, da padre antico...
*
Con ali di cemento armato tornerà
il domani a coglierci, di nuovo
impreparati a una seconda vita…
*
Non rispose.
Morimmo sotto braccio, in overdose
nel gabinetto di una discoteca marina.
I nostri corpi tra due fuochi, fuori
la tragedia mattutina, sopra di noi
il bianco neon della cabina...
Così ci salutammo, nello specchio
per ridere di noi nella rovina
come pazzi abbarbicati al secchio
dell’immondizia.
(Il cliente selezionato non è al momento…)
Si parlerà domani di eroina
o di problematiche legate al vuoto
del mondo giovanile.
Eppure muto riuscii a prenderti, selvaggia
maestà delle Puglie: ti chiamo
selvaggia maestà de li mari: li scogli
o l’oblio, il creato e nisciuna: che ridere
![Tango[1]](http://files.splinder.com/5081f88dbd06d41c102f5c2f04846d41.jpeg)
DOMENICA 25 NOVEMBRE ALLE ORE 21.00 ALLA EX CLAUDIA AD APRILIA prove DI "TANGO". DAL 2008 IN CARTELLONE.
Alivento
"Quasar"
lettura Marianna Cozzuto
E’ bellissima questa carota
mostrata ad ogni circostanza
l’apparenza della riverenza
il dolce sventolare di una mosca
fastidiosa e roca
il filo dell’asino tirato
a lucido sul piatto
il mulo che sul dorso
sostiene basto e soma
la gomma ceralacca
la fiacca che ci fa piegare
il busto l’ali il cuore
e piangere nell’ileo d’ intestino
a tratti rapidi e lamponi
una meravigliosa pasqua
dolce di rame in bocca
barbabietola che il fegato rapprende
in ruggine dal succo rutilante
e spreme affetta e raschia
il tubero centrifuga
in vena di radica melliflua.
- Stefano Guglielmin, "La distanza immedicata" -
Lucianna Argentino
"Diario Inverso"
Manni editore