rossodisera = oboe sommerso

- come fare a fermare il tempo - ( que le temps s'arrete ) Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.
- ROSSODISERA OBOESOMMERSO ora è qui =http://oboe.altervista.org/blog/ -

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Perdersi nel mondo parallelo, (quello non reale). Fuggire, per raggiungere un sereno stato mentale. Condividere l'inizio e la fine di un' emozione, reale bisogno temporale. Come fare? Fermatevi, ascoltate, leggete. Proviamo a fermare il tempo (per un runner sarebbe il massimo) Progetto lettura si auspica di arrivare a tutto questo. Leggeremo testi poetici e di prosa, ascolteremo la voce dell'autore, il suo battito, il suo calore, nel tentativo di perderci e ritrovarci nelle sue parole. Ci intratteremo con lui allo scopo di porre in essere una sorta di dare e avere. Mettetevi comodi: "que le temps s'arrete" Collaborano o hanno collaborato nel progetto: - R-Ceccarini(gestore) - Anila Resuli (voice e problem risolving) - Rita Bonomo (voice) - Luigi Romolo Carrino (voice) - Iole Toini (voice) - Massimo Sannelli (voice) - Amilga Quasino (voice) - Giacomo Cerrai (voice) - Attori compagnia Teatro Finestra (voice) - Alivento (moderator) - Enrico Cerquiglini (moderator) - Antonio Fiori (moderator) - Vaan /Antonio Vasselli (mixer) e tutti gli autori che vorranno mettere a disposizione le loro opere. La rubrica "interventi di Luigi Di Ruscio" è curata da Luigi Di Ruscio

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venerdì, 30 novembre 2007

- Francesco Tomada = progetto lettura 38 -

francescomestre

Francesco Tomada

- live Topolo'-

 I brani sono tratti dalla serata tenutasi a “Voci dalla sala d’aspetto” alla Stazione di Topolò, assieme ai ragazzi dei Tambours de Topolò che non ringrazierò mai abbastanza. L’intero file audio si può scaricare da www.ilnarratore.com nella sezione archivio gratuito

 

Oltre Savogna, verso l’Isonzo
 
(A Mario Carnelut)
 
  
So che tutto deve finire
come le strade quando si fanno sempre più strette
fino a confondersi fra i campi
 
oggi ho pensato alla morte e vorrei che somigliasse
a perdersi nell’erba come quando
dietro alla casa di mia madre
si camminava fino alla ferrovia
e vedere il treno era già l’idea di un lontano
dove un giorno si sarebbe andati
 
 
 
Sul viale principale di Belgrado
ci sono ancora case di cui resta solo la facciata
attraverso le finestre vedi il vuoto
e sterpi dentro e nubi dietro
      il cielo in una stanza
oggi della guerra rimane questa immagine
      il cielo in una stanza
io penso a gino paoli
che in mezz’ora con una prostituta
scrisse una canzone che parlava d’amore 
 
 
(il titolo è alla fine)
 
 
Domenica mattina ha traslocato la famiglia di bosniaci
che abitava qui di fronte
 
hanno ammassato su un furgone scoperto
tutte le loro cose
reti di letti mobili e giocattoli dei figli
 
la gente all’uscita di messa li guardava
senza capire come si potesse
spostare una casa intera in un solo viaggio
 
hanno salutato sorridendo come sempre
poi sono saliti
hanno messo in moto e sono andati via
 
l’ultima immagine che resta delle loro vite
è una scritta a pennarello nero sullo scatolone
caricato in fondo
 
FRAGILE
 
 
 
Cinque contro uno
 
Quando chiudo gli occhi e divento buio, mi chiedo perché - dopo il cuore - sia il ventre a pulsare più forte del resto. Eppure non ho più l’età che dicono difficile, quando le ragazze piangono e i ragazzi si masturbano.
Lo vedi Francesco c’era del vero in quel gesto, esiste un momento in cui credi di stringere tutto l’amore possibile dentro le mani, e subito aprendo le dita senti la colpa di quello che manca.
 
 
 
(Alessio a Lignano, due anni fa)
 
Sei partito camminando dalla spiaggia
sempre in avanti fino a che l’acqua
non ti arrivava al costume
al petto alla gola
 
poi un’onda più alta delle altre
ti ha fatto cadere
allora sono corso da te
e ti ho portato a riva
 
non piangevi nemmeno
 
fidarsi della vita, è questo che
mi resta da imparare
ma un giorno sarò pronto per accompagnarti
se mi dirai di nuovo
“voglio attraversare a piedi il mare”
(ad un’amica)
 
 
Ti vedo poco ti sento poco
mi ripeto che stai bene
e adesso non hai bisogno di me
come le balene spiaggiate che
riprendono il largo
anch’io una volta ero lì a bagnarti
quando tu non avevi il mare
 
  
(a Simo e Stefano)
 
 
Sul vetro della cucina che non abbiamo mai pulito
sono rimaste le impronte delle gocce
prosciugate
 
mi mancano persone che da tanto non incontro
e vorrei mi ritornassero così
immobili nel gesto in cui le ho dimenticate
come questa pioggia che
sembra ma non cade
 
 
(senza titolo)
 
Quando litighiamo è come un temporale
le parole sono nubi che si gonfiano
delle cose che abbiamo trascurato
fino a farsi troppo pesanti
per poterle sostenere
 
è il tempo fra il lampo prima
e il tuono poi
 
quello in cui i bambini aspettano
preparando la paura
 
 
(senza titolo)
 
C’è troppo di egoismo nell’amore
 
sarebbe meglio esserti figlio e
alla fine della gestazione
sentire il tuo utero
contratto su di me sapere
che mi hai dato tutto
ed è tempo di
andare
Francesci Tomada è nato nel 1966 e vivo a Gorizia. Dal 1997  ha preso parte a letture ed incontri nazionali ed internazionali. I suoi testi sono apparsi su pubblicazioni e siti web in Italia, Slovenia, Canada, Francia, e sono stati tradotti anche in inglese e cinese; è  inoltre presente nelle raccolte “Frantumi” e “Intrecci” (Sottomondo). “L’infanzia vista da qui” è la mia prima raccolta, edita nel dicembre 2005 e ristampata nel marzo 2006.
E' cofondatore della casa editrice Sottomondo di Gorizia (www.sottomondogorizia.it).
postato da: redmaltese alle ore 30/11/2007 00:48 | link | commenti (40)
categorie: progetto lettura 38 f tomada
venerdì, 23 novembre 2007

- Antonio Pibiri = Progetto Lettura 37 -

Antonio Pibiri

"di Quinta in Quinta"  - letture Rita Bonomo-

VIA  PER  DAMASCO

non c'è via per Damasco, né sibili di luci,
non c'è strada stretta o agevole che dia
fuga nel chiaro suolo della danza
serpenti annaffiati e gemmanti
e distanza
                   sicura da ogni sfascio
da ogni cerchio di lupi.

per assecondare anche un mezzo miracolo
che segni un lungo solco, dividendo
le acque morte del passato e presente,
carta da parati
                    dentro casse aperte,

e dal fondo inaudito, bucare l'opèrcolo
che dà riparo da un avvenire che non arretra
 ma prende, schivando vanto e placcaggi,
 i corpi
                   volentieri come offerte.

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 

 

CRONACHE IN NERETTO


perde i sensi l'acqua che cade
puntiforme liquide interpunzioni
di una zelante tipografia
rotative messe alla frusta.
tutti, la pioggia, chiama in causa,
allerta, richiama in casa e sosta
in grotta i randagi a trattare
con mirra le parole crucciate.
biosfera di cristallo fumé
per il ticchettio di fiati oscuri,
dove il male minore non paga.
continua la conta dei dispersi
sotto la pluvia aviazione a tappeto.
e si copula nel fondo di uno sbadiglio
si crapula ancora nel rifugio sparuto.
quale dio dei cieli vinse questo dì l'appalto?
ma ecco che tu arrivi grazie a mezzi
di fortuna in questa novella Venezia
con un cesto di fiori marini ci salvi
dalla stasi, risalendo al suo innesco.

 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 

 

RAMPE   DI  CIELO

i fiori calunniati nel vaso assortito
di colori alla rinfuria sulla tela.
le zampette del geco che strappano la pelle agli zigomi,
i roghi di spine negli occhi,
 mi porti a sbucciare fichi prima dell'inganno
sotto l'albero che conosce i miei natali,
le mani che sì arrampicano alla luce.
 fingi di morire sotto una lettiera di foglie
 ma il tuo viso ha ancora il colore di un vivo incarnato.
 il capodoglio o la nera medusa nella vasca da bagno
 gravata da angustia perpetua e bassi fondali.
 il sole solleva le travi e svecchia polvere
 sulle nostre teste.
la marina s'offre all'allegria dei monelli.
 quest'anno il cobalto diserta le serate estive,
ve n'è di più nel quadro dei vitigni rossi intravisto
 dietro la vetrina dell'espositore.
 il sole si cicatrizza, non lede, non scalda,
risucchia l'ultimo spaghetto di luce opaca.
 io dormo solo, e insceno come te
il punto esatto dove mi interrompo.

 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 

NUOVO  MONDO  NASCITURO

ramèschi:

sconforto d'intrico arbòreo
spaghetti al nero di seppia,

non filtra il chiaro lunare –

ma la senti?   distante,
non un sogno, no, la luce?
sprezzante del cielo convesso
-pancia immane che pende –

la senti a valle d'ogni perduto sfondo

la luce abbaiare?

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

BRADO RITMO


s'inselvano cani canicolari,
striscia per terra il guinzaglio
s'impiglia quasi strozza,
lo impugna il meridiano ricordo
di un gentile padrone.
geldra di cani dalle autostrade -
non c'è uomo nella selva che imbruna,
il fiato nanifica di minuto in minuto
ma l'olfatto è acuto e s'affina,
sprona alla corsa il capo branco,
ufficiale di rotta che è
dell'orda la schiuma.
la penna ed il suo sperma li segue
ravvicinata li insegue e sente
il loro cuore scoppiare, poi
ne perde le tracce
a fine rigo
e tace...

 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 

Nato a Sassari nel 1968, Antonio (Nello) Pibiri risiede ad Alghero. Dopo la maturità sviluppa attenzione verso la scrittura creativa e la musica formandosi da autodidatta. Ha scritto alcune opere poetiche e letterarie. Di Quinta in Quinta è la sua prima pubblicazione.

 

postato da: ritabonomo alle ore 23/11/2007 20:07 | link | commenti (35)
categorie: progetto lettura 37 a pibiri
venerdì, 16 novembre 2007

- davide nota = progetto lettura 36 -

foto davide

Davide Nota

" Lampi"

 

Lampi


Se pure ti avessi incontrata, vita
sarei rimasto immobile, incapace
a piangere come di fronte a un morto.

Sotto un fiotto di luce se ne stava
col suo camice bianco di angelo
o di dottoressa.
Balliamo dai ‘sta sera
sono allegro come un bambino, ehi
mi riconosci?

Noi tutti sui divani a far l’amore
con noi stessi, a premere le mani
sui sessi solitari…

Salutiamoci così, senza lacrime né baci.
Basti una stretta di mano a dirsi addio,
una pacca sulle spalle, da padre antico...

*

Con ali di cemento armato tornerà
il domani a coglierci, di nuovo
impreparati a una seconda vita…

*

Non rispose.
Morimmo sotto braccio, in overdose
nel gabinetto di una discoteca marina.

I nostri corpi tra due fuochi, fuori
la tragedia mattutina, sopra di noi
il bianco neon della cabina...

Così ci salutammo, nello specchio
per ridere di noi nella rovina
come pazzi abbarbicati al secchio
dell’immondizia.

(Il cliente selezionato non è al momento…)

Si parlerà domani di eroina
o di problematiche legate al vuoto
del mondo giovanile.

Eppure muto riuscii a prenderti, selvaggia
maestà delle Puglie: ti chiamo
selvaggia maestà de li mari: li scogli
o l’oblio, il creato e nisciuna: che ridere

amore mio che ridere l’infinito che si scaglia
oltre il parcheggio abusivo…
 
 Davide Nota è nato a Cassano d'Adda (MI) nel 1981 da padre lucano e madre marchigiana. Risiede dalla prima infanzia ad Ascoli Piceno dove è stato redattore de “La Biblioteca di Babele” [2001-2004]. Dal 2003 suoi testi sono apparsi su diverse riviste (tra cui “Atelier”, “Lo specchio della Stampa”, “Il foglio clandestino”, “L'informatore Europeo”) e antologie di poesia contemporanea (tra cui “Altri salmi”, “Parco poesia 2004”, “La coda della galassia”, “L'arcano fascino dell'amore tradito. Tributo a Dario Bellezza”). Nel 2005 esce la sua prima raccolta poetica, “Battesimo” (LietoColle), con una nota introduttiva di Gianni D'Elia. Nello stesso anno fonda il foglio quadrimestrale di poesia e realtà “La Gru”, ora portale elettronico (www.lagru.org). Dal 2006 dirige il blog di poesia impura “Carta sporca”. Nel 2007 esce la sua seconda raccolta, “Il non potere” (Zona), con una lettera prefatoria di Luigi-Alberto Sanchi. Laureando in Lettere moderne con una tesi sulla “Nuova poesia italiana”, lavora da alcuni mesi alla traduzione cinematografica e performativa de “Il non potere
 
 
 
 
 

 

postato da: redmaltese alle ore 16/11/2007 01:13 | link | commenti (38)
categorie: progetto lettura 36 d nota
giovedì, 15 novembre 2007

- segnalazione: teatro finestra =

Tango[1]

DOMENICA 25 NOVEMBRE ALLE ORE  21.00 ALLA EX CLAUDIA AD APRILIA prove  DI "TANGO". DAL 2008 IN CARTELLONE.

postato da: redmaltese alle ore 15/11/2007 23:04 | link | commenti (4)
categorie: segnalazione teatro finestra ta
venerdì, 09 novembre 2007

- alivento = progetto lettura 35 -

aliventoAlivento

"Quasar"

lettura Marianna Cozzuto

 
Grande
 
Lo si diceva con la voce a filo
che non c’era da parlare
che il silenzio è cosa lunga
(lungamente da aspettare)
e non c’è strada che congiunga
il pero al morso
l’elefante all’unghia
la distrazione al crimine
al bavaglio
che la giungla di liane
non è appiglio
mentre il limo ci gorgoglia
alle caviglie e sale piano
a ricoprire il sole e luce alba
ed ogni (altra) cosa alta
vita che si vorrebbe grande
che ad ogni passo affonda
immacolata sponda
che più non s’innamora
che di bellezza è triste
quando all’imbrunire
batte il capo sulla gabbia
e di liquore impallidisce.
 
Quanto
 
Per quanto gira volta
per quanto foglia morta
per quanto sperticassi l’onda
e l’aria e i denti sagomassi
in fogge strane
disumane
non potei trovarti e dire
ecco sei mio
come luna affissa al cielo
girando in semicerchio
stellata buia notte
mi genuflessi anch’io
ed ero fonte e monte
larva e ombra
............
fronda
attanagliata d’astenia
ed ero orso e biscia
cerchio e piombo
.......
scaglie
di ossidiana
all’orizzonte.

 

 
 
Natale autoreferenziale
 
Questa meravigliosa eco
che diffonde il suono
della voce
oh come celestialmente intona
oh come s’innalza buona
quando zampilla sui fiori come acqua
quando rimbalza leggera tra le rocce
sui musi di granito duri e sulle facce
oh come piomba negli inferi
slegata
dorata annegata
sensualmente baluginante
con dannata
come lentamente dilaga
come di lago pervasa
come aghi di pino sulla palla
..............
a testa di bambino
come fiocco sulla cresta
..........................
gialla
come oggi è natale
e tutto splende
oh come vorrei fosse d’incanto
domani un altro giorno
.............................
dono
altrettanto intensamente
santo
 
 
La carota
  

E’ bellissima questa carota
mostrata ad ogni circostanza
l’apparenza della riverenza
il dolce sventolare di una mosca
fastidiosa e roca
il filo dell’asino tirato
a lucido sul piatto
il mulo che sul dorso
sostiene basto e soma
la gomma ceralacca
la fiacca che ci fa piegare
il busto l’ali il cuore
e piangere nell’ileo d’ intestino
a tratti rapidi e lamponi
una meravigliosa pasqua
dolce di rame in bocca
barbabietola che il fegato rapprende
in ruggine dal succo rutilante
e spreme affetta e raschia
il tubero centrifuga
in vena di radica melliflua.

 

Alivento:Cioè colei della quale nulla sappiamo se non che scrive poesie, così la presenta l’autore del blog “Vocativo” qui  nelle sue “scelte periodiche”, similmente Giacomo Cerrai nel suo blog Imperfetta ellissi nell’articolo dedicatole Ali di vento e d’ossidiana. Alivento collabora con la Rivista telematica Tellusfolio nella sezione “Critica della cultura”, sia nella rubrica “Discorso amoroso”  che, all’interno di quest’ultima, curando “Inversi d’amore” , la poesia d’amore preferita dai poeti. E’ moderator del “Progetto lettura” su Oboesommerso, è coautrice del  blog-rivista Erodiade, del blog Foglidiparole e di numerosi altri weblog su splinder, i cui indirizzi sono rintracciabili qui. E’ autrice dei blog Frammenti di Vento, Mar’ombra  e Vibrando d’espianto, quest’ultimo ancora attivo. E' redattrice di http://viadellebelledonne.wordpress.com/ Sue poesie sono state pubblicate da Tellusfolio nella sezione Telluserra qui
 
postato da: redmaltese alle ore 09/11/2007 22:39 | link | commenti (48)
categorie: progetto lettura 35 alivento
giovedì, 08 novembre 2007

- progetto lettura un anno fa -

 
PROGETTO LETTURA COMPIE UN ANNO !
 
Giusto un anno fa prendeva via progetto lettura. Il primo a contribuire al progetto, l'autore vicentino Stefano Guglielmin, che, pensate, collezionò ben 77 commenti (Provare per credere...)
martedì, 07 novembre 2006

Stefano Guglielmin = progetto lettura 1

StefanoGuglielmin_anterem2005- Stefano Guglielmin, "La distanza immedicata" -
  Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006
 

 http://oboesommerso.splinder.com/tag/jiukebox__s_guglielmin

postato da: redmaltese alle ore 08/11/2007 23:06 | link | commenti (10)
categorie: progetto lettura un anno fa
giovedì, 01 novembre 2007

- lucianna argentino = progetto lettura 34

lucianna argentinoLucianna Argentino

  "Diario Inverso"

    Manni editore

 

Lei sapeva del silenzio che sarebbe venuto poi
per questo gli chiedeva “abbassa la voce”
pensava che se le parole si fossero fatte
simili al silenzio la loro assenza sarebbe stata
più lieve come un bisbigliare oltre una porta chiusa
o come qualcuno che senti muoversi nella stanza accanto.
 
“Cambia tono” diceva a lei lui che non capiva,
e confuso rallentava il passo, cercava un riparo
da quell’estate improvvisa, dall’assalto dell’inatteso.
Ma fu in quella luce stinta che cominciò a sentire
che le cose a volte implodono, senza implorare altro,
e tornano in se stesse e stanno affini al silenzio.
Così cedette e abbassò la voce tanto che tacque.
 
 
                                        ***
  
Compiuto è l’anno, invertita la rotta
ed è risacca che spagina il tempo
è cura di un dolore contento
è linimento tardivo di un ritroso navigare
è scoramento dell’onda che torna in alto mare.
 
  
                                         ***
 
 
Mimetizzata nelle quattro sillabe del mio nome
- oscurata la luce, sospesa la grazia –
tento una strenua difesa dal suo sguardo manicheo
e imito me stessa, ma senza ironia
piuttosto come un insetto imita una foglia.
 
 
 
                                          ***
  
 
Visito quell’altrove dove le cose si spogliano
di vaghezza per indossare una nitidezza
più prossima alla verità, ma mi strattona via
quel suo sguardo per cui dell’insieme
sono il particolare che sfugge.
 
                                           ***
 
 
 
Si somigliano il silenzio e il tempo
la domenica mattina quando i gerani stanno
pazienti contro il luccichio dei vetri
dove il senso dell’umano ristagna
e il concistoro di suoni e rumori
diviene un’unica voce…
Non molto di più mi è dato di vedere
e udire da questo esiguo spazio da cui, tuttavia,
una verità senza orme circoscrive l’immenso.
 
 
                                            ***
  
 
Chi può dirmi chi sono,
se lui non mi è più specchio?
Se di coraggio perso è il suo guardarmi
e di ritorni severi e di ritardi,
se nel suo sguardo disfatti vedo il tempo e me
me ridisegnata senza braccia.
 
 
                                            ***
 
   
Io sono il bianco e lui è il nero
e da bianco mi avvicinai al suo nero
perché si stemperasse un poco,
perché sfumasse in una chiarità devota...
Ma il suo nero ha la qualità del bianco:
riflette la luce e se ne difende
murando vivo il sole – e il mio bianco è
come il nero: assorbe la luce e se ne nutre.
 
 
                                            ***
  
 
Col tempo questo dolore sarà la misura
della mia pazienza, sarà la voce dentro
che tiene vigile lo sguardo, sarà la speranza
che ripara il destino forzato dalla mia testarda fede,
sarà la veglia al rimpianto – da tenere vivo – perché
triste è pure non avere nulla da rimpiangere.
 
             
                                            ***
 
Le cose non capitano, accadono...
Capita , forse, che io alzi gli occhi
dal foglio e veda nel cielo cisposo
un uccello passare, capita che mi cada
di mano un bicchiere, che dimentichi un nome,
che perda l’ombrello...
Ma accade che io, china sul foglio,
veda il mimo alle sue spalle mimare
il gesto di chi resta, ma sono in fuga le mani –
due lepri bianche braccate dalla loro stessa paura.
 
                                            ***
 
 
Fermarci, cercare la giusta distanza
tra noi e le cose da fare
e quelle che ci fanno e ci disfano
quelle che confondono le nostre fisionomie
di cartone rosicchiato dai topi,
ma ora c’è l’incipiente autunno
a scucire il cielo e le sue fibre mistiche
per rammendare il nostro tempo di passaggio
da una sponda all’altra dell’esistenza.
 
  
 
Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia, vissuta anche come percorso umano e spirituale, nonché linguistico, l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore. Collabora con la rivista “Qui- appunti dal presente”. E’ presente in diversi blog di poesia, come “lapoesiaelospirito”, “Imperfetta Ellisse”, “liberinversi”, “Viadellebelledonne”. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: “Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991), “Biografia a margine” ( Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, “Mutamento” ((Fermenti Editrice, collana “Il tempo ansante” diretta da Plinio Perilli, 1999), con la prefazione di Mariella Bettarini, “Verso Penuel “ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia (Premio Donna Poesia 2006). “Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi
 
 
 
postato da: redmaltese alle ore 01/11/2007 23:17 | link | commenti (49)
categorie: progetto lettura 34 l argentino