Alessandro Ansuini
& Camara mix
da: Fronte della falciata
Seminare le giornate come se ci spiassero,
quanti sguardi furtivi, sguardi
da chiavi nelle serrature, il segreto nascosto
nei piedi dei maitre, che sorvegliano in continuazione
il tesoro che vi si nasconde nel mezzo –
cosa c’è da dimostrare
le sagome delle ombre, annerite
come coltelli da carne, tutte di profilo
una mano non adatta alla tua coppa c –
minuscoli crani da incontrare
durante il giorno-paziente-steso-su-una tavola,
nemmeno anestetizzato, sezionato in ore,
aperto in minuti, tagliato in secondi, ricordarsi
di quanto è importante avere appuntamenti
a cui far tardi, se non altro
per sentirsi in colpa – la scadenza
delle 10 e un quarto e la scadenza
delle 4 e 20, una mappa invisibile
attraversata da questi minuscoli crani,
i nostri, appena ricoperti di carne,
per un certo periodo,
ma così fastidiosi, e insistenti.
*
C’è un congegno tremendo
che mi vuole meccanico, assolutamente
oliato coi meccanismi che si incastrano
perfettamente con quelli di altri,
humberteggio sotto i neon cercando
con lo sguardo una via di fuga,
dentro gli ombelichi, ma è come fossi
sorvegliato da un’infermiera
che mette costantemente in ordine
un’avanguardia, un esercito e un colpo
di sonno – shangai renaissance, è scritto
anche sui muri è scritto
nella cabine del telefono, 55.000
nuove uscite letterarie solo in italia
metteranno a soqquadro gli scantinati –
berlino si apre alla mezzanotte e alle nuove tendenze
un desiderio calmissimo di edifici anneriti,
finestre a vetri polverose e sezionare l’appartamento
con dei paraventi, cambiare la disposizione delle stanze -
le sfilate di moda e la poesia sono un cenacolo di prostitute
che vanno a braccetto sotto gli occhi impassibili
di un arabo con la barba lunga, con pesanti tende nere
dietro le spalle, che intima con un dito proteso
che dovrei interessarmi di quello
che non vede nemmeno lui, mentre in qualche modo
si continua l’abluzione dei volti
di famiglie e altre associazioni
a delinquere dentro la radiosantiera
della televisione.
La scansione dei programmi come al mattino, come le lodi
seguiti dalla messa catodicoconventuale
la scansione dei programmi come al vespro
le preghiere
*
Sola si donò all’abbraccio, controvoglia,
con sé stessa, nuda avvinghiata
alle proprie ginocchia stava
come il bianco d’una candela
posto di fronte al bianco
d’un muro e lì, benedetta
dal freddo e dall’angolo,
regnava.
Questa, questa è lei.
*
Pesavano nuvole e addensamenti
si coricavano sulla parte destra
del cranio, dove da una settimana
due voci distinte, a notte
avevano preso ad urlarsi a vicenda
frasi sconnesse, deliri, e nulla
dimostrava che quelle voci notturne
non appartenessero a dei vicini,
o a quel sottilissimo viola
che aveva intravisto
allungarsi dalla palpebra della finestra,
farsi cornea.
E questo, questo sono io.
*
Le case sorgevano lungo una vasta depressione,
alcuni topi si passavano
di generazione in generazione
un’eredità culturale che insegnava
ad aprire le pigne, a separarne
la carne dalle squame: sopravvivevano solamente
i più tecnici, i talentuosi o i caparbi.
Un cane di pavlov annunciava
l’ingresso delle veline nella sala, i loro tacchi
e polpacci presi in una corrispondenza di Eco
con gli occhi di noi tutti
curiosi che esse ci svelassero
il segreto di quella musica antica, fatta
di chiodi e caviglie –
che noi ignoravamo.
I colori soffiavano sgranandosi
dentro alle Polaroid,
le scene commesse erano sequenze d’oppio, rosai
di sonnambuli che affilavano
la sua atroce sensualità
dita sottili - labbra modelle - come davanti a un obiettivo
saturando i chiaroscuri dell’immagine
della sua chimica e di quel modo
di camminare faceva icona
spessore e profumo, nel momento
in cui restava ferma,
nella stanza, davanti ad occhi
che non la contenevano, in piedi,
le mani sulle ginocchia, le gambe incrociate,
fragilissimo desiderio di noi tutti
- ucciderti o tenerti sotto un vetro -
e la risata, la risata di lei
coperta dalle dita sottili
davanti alla bocca

Nulla deve essere lasciato al caso nel caos combinatorio; geometrie
Enrico Cerquiglini Sono nato a Montefalco (PG) nel 1962, vivo a Gualdo Cattaneo (PG). Sono tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. Miei scritti sono apparsi in diverse riviste, anche straniere, e in atti di convegni. In poesia ho pubblicato in poesia: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997 e Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000 (antologia). Curo il blog Tra nebbia e fango (http://enricocerquiglini.splinder.com/)
Luca Ariano
"Calendario Giuliano "
letture di Anila Resuli. mixaggio vaan
Novecento I e II
Quei primi scioperi
- la piazza non era gremita
come nelle storie,
e il tuo pugno chiuso in foto
con l’orologio in evidenza.
Quel manipolo di sbarbati
alla mattina, al pomeriggio
e anche alla sera e poi...
poi il tempo di distrarsi
e il tuo volto non si riconosce più.
Avessi aperto un negozio di scarpe
o un locale trendy – sempre pieno;
il bambino, cocco della mamma,
sempre in palmo di mano ora non sa
a chi gridare, ora che l’eco della casa
rimbomba tira grembiuli altrove.
Lui si allontana in moto,
pare quasi una cartolina anni cinquanta,
col vento di salso che sale dall’autostrada
e tu prepari il tuo viaggio,
il tuo gommoso ritorno in treno.