rossodisera = oboe sommerso

- come fare a fermare il tempo - ( que le temps s'arrete ) Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.
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Perdersi nel mondo parallelo, (quello non reale). Fuggire, per raggiungere un sereno stato mentale. Condividere l'inizio e la fine di un' emozione, reale bisogno temporale. Come fare? Fermatevi, ascoltate, leggete. Proviamo a fermare il tempo (per un runner sarebbe il massimo) Progetto lettura si auspica di arrivare a tutto questo. Leggeremo testi poetici e di prosa, ascolteremo la voce dell'autore, il suo battito, il suo calore, nel tentativo di perderci e ritrovarci nelle sue parole. Ci intratteremo con lui allo scopo di porre in essere una sorta di dare e avere. Mettetevi comodi: "que le temps s'arrete" Collaborano o hanno collaborato nel progetto: - R-Ceccarini(gestore) - Anila Resuli (voice e problem risolving) - Rita Bonomo (voice) - Luigi Romolo Carrino (voice) - Iole Toini (voice) - Massimo Sannelli (voice) - Amilga Quasino (voice) - Giacomo Cerrai (voice) - Attori compagnia Teatro Finestra (voice) - Alivento (moderator) - Enrico Cerquiglini (moderator) - Antonio Fiori (moderator) - Vaan /Antonio Vasselli (mixer) e tutti gli autori che vorranno mettere a disposizione le loro opere. La rubrica "interventi di Luigi Di Ruscio" è curata da Luigi Di Ruscio

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giovedì, 28 settembre 2006

- time out -

Indipendenza. Correre mi fa pensare di essere indipendente, di non avere incombenze. Mi fa tornare indietro negli anni: a quando, da ragazzo, come tutti i ragazzi, ero unicamente concentrato a stabilire una connessione tra me e la libidine del giuoco. Che so: un calcio al pallone nel fango del campo spelacchiato sotto casa, o la corsa forsennata verso un cancello - traguardo, o ancora la lotta ad oltranza con la pallina da tennis da scaraventare contro un muro, all’infinito. Così, un po’ alla volta ho imparato a fare ascoltare a tutte le  parti del corpo, (un corpo abituato alle prigioni degli impegni) tutti i segnali della natura: vento, pioggia, sole, caldo, freddo, fango; ad espellere le ansie accumulate durante il giorno. Un corpo esausto che sente l’urgenza di ritemprarsi, lavarsi, lucidarsi, immergersi nel time out come un’auto all’autolavaggio. Non c’è fatica nell’allungare la falcata, nell’aumentare la frequenza, quando la mente si svuota e tutto il resto non conta, ti scivola addosso, come le figure che incontri, le immagini i flaschback dell’esistenza che scorrono e si arrotolano come una bobina impazzita, che gira e gira a tempo con i passi, metronomi inesausti. Chi può capire l’esigenza di questa droga chiamata running, se non chi ama scrivere e  creare su fogli bianchi, filamenti d’inchiostro, sfogandosii nel gioco indemoniato e liberatorio, di sprigionare la propria innata fantasia, esercizio ricollegabile per appagamento a quello della corsa. Una ricerca al benessere fisico e mentale nello sport, mentale nella cultura. Appagare la propria indole è lo scopo. Creare uno stato di benessere è per me ormai esercizio irrinunciabile. Il mio motto? Le endorfine non si vendono, si fabbricano! Le gare? Solo un optional. 

robertomatatona

http://audiomp3.altervista.org/immagini/robertomatatona.jpg (foto d'archivio: maratona di Latina 2004)

postato da: redmaltese alle ore 28/09/2006 23:17 | link | commenti (21)
categorie: time out
sabato, 23 settembre 2006

- la luce delle cose - A. Anedda

Io non compro un libro alla volta. Quando va bene ne prendo 4-5 insieme. E non inizio a leggerli uno alla volta. Una volta addirittura ho cominciato a leggere 4 libri contemporaneamente. Uno non l'ho mai più finito. Così questi giorni ho cominciato a leggere anche  "La luce delle cose - immagini e parole nella notte -" di Antonella Anedda Edizione Feltrinelli. Un viaggio nelle memorie dell'autrice, dove la chiave di lettura è appunto la luce delle cose lette e viste. Un viaggio, una mappatura nelle opere (libri, quadri) legati alla luce  Il tutto nella consapevolezza ( come dice il retrocopertina) "che nessun prodotto estetico si svela del tutto, se non sappiamo offrirgli in cambio la nostra più segreta intimità".
"La luna cade sui piatti, sui libri chiusi, sul pavimento. Cade piena, senza ombra, come se per un momento fermasse la necessità e l'orrore del mutamento e il bianco assorbisse nel suo cerchio l'oscurità degli addii, la sosta nell'angustia degli spazi e il lacerarsi che ci rende vivi. Ora è l'unica luce sulla ninnananna che canto alla bambina ricordando le parole senza mai pronunciarle. A bocca chiusa, a occhi chiusi, ascoltando il suono dell'acqua che si muove e impercettibilmente sale, più forte del mutamento, degli addii, del sonno che ci confonde.                                                                           
                                                                                                   

 Siamo venuti a dormire, siamo venuti a sognare

non è vero, non è vero che siamo venuti

a vivere sulla terra......"

                                                                                                                                     pag. 173 (l'ultima)      

clicca qui per leggere la bibliografia ed alcune delle sue opere

 

href="http://www.italian-poetry.org/Anedda.htm">http://http://www.italian-poetry.org/Anedda.htm

 

postato da: redmaltese alle ore 23/09/2006 23:41 | link | commenti (8)
categorie: antonella anedda
martedì, 19 settembre 2006

- le ali sono accessori -

se avessimo detto - le ali sono accessori -
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del  silenzio.
 
postato da: redmaltese alle ore 19/09/2006 00:04 | link | commenti (7)
categorie: frammenti, cose mie
sabato, 16 settembre 2006

- intermezzo musicale -

- non è l'amore che va via - V. Capossela da Camere a sud




postato da: redmaltese alle ore 16/09/2006 18:14 | link | commenti (7)
categorie:
martedì, 12 settembre 2006

teatro - nuove leve: Raffaele Calabrese

 IMG_3997  Possiamo definire grossolanamente dark il Romeo + Giulietta della compagnia “teatro finestra” diretto da Raffaele Calabrese che  ha riscosso grande successo di pubblico,  nell’estate pontina e romana.Una conferma dopo il sette vs Tebe dell’anno prima, che pone la compagnia come una delle realtà emergenti del panorama teatrale pontino. A Raffaele Calabrese abbiamo chiesto il modus operandi di questa rappresentazione del Romeo e Giulietta di Shakespeare
 
Può l’amore rendere libero un uomo?
È questo il tema attorno al quale si è sviluppato il nostro lavoro.
Rispondere a questa domanda è stato uno degli obiettivi principali che ci siamo posti.
Un luogo senza tempo, uno spazio cupo, desolante.
Siamo in una Verona assai lontana da quella descritta da Shakespeare, la nostra è dominata dalla violenza, dall’odio, dalla paura e rifiuto per chi è diverso. Una Verona dove la Regina Mab soffia illusioni effimere sui volti degli abitanti, dove gli uomini e le donne sono espressioni di una metamorfosi incompiuta, schiavi di simulacri e di pensieri non loro.
In questa città un giovane uomo cammina, si muove, in assoluto silenzio. E’ il nostro Romeo. Non ha nulla da dire a Verona, ai suoi abitanti, ma decide di conformarsi, mimetizzarsi, seguire le regole del branco. Uomo incompiuto e schiavo al pari degli altri.
La sua vita ed il suo destino muteranno improvvisamente quando volgeranno verso l’Oriente, quando sentirà il Sole scaldare la pelle, quando le urla di Giulietta arriveranno alle sue orecchie. Anche Giulietta non si riconosce in questa città e si allontana da tutto ciò, ponendo una distanza verticale tra sé e gli altri, stando sul balcone della sua casa, raggiungendo e rigettando ciò che è sotto di lei con la propria voce.
L’Oriente ed il Sole saranno la meta di Romeo, ma il viaggio è costellato di dolori che gli bucheranno il cuore. Le sue mani, il suo sguardo, i battiti del suo cuore cambieranno. La metamorfosi sarà osteggiata dalle famiglie: Montecchi e Capuleti saranno per la prima volta alleati per impedirgli di essere libero, un esempio per gli altri. Quel velo dovrà rimanere sugli occhi di Romeo. Quel velo, però, non potrà resistere all’irruenza dell’amore ed a lei, Giulietta. Gli strapperà i vestiti di dosso, lo spoglierà mostrando il corpo di Romeo nudo, simbolo di verità ed autenticità.
Calerà la morte su Romeo e Giulietta, ma la loro tragedia non diventerà un’epifania per i veronesi che, invece, accorreranno a coprire quel corpo nudo, negare quella metamorfosi compiuta, nascondere quegli occhi capaci finalmente di vedere. Ancora una volta lo splendore del giorno sarà oscyrato dalle tenebre della notte.
Raffaele Calabrese
raffaele
Nel 1994 entra, come attore, nella “Compagnia Teatro Finestra” e nella Compagnia “Teatrodelmar” con le quali partecipa a numerosi festival e rassegne teatrali in Italia e all’estero. (“FITAG Festival internazionale di teatro amatoriale di Girona 2002 e 2005, Festival Internazionale di teatro “Apostrophe, Prague 2003”, Festival internazionale di Stoccarda “BUNTE BÜHNE 2003”).
Dal 2002 insegna nel laboratorio Teatrale della Compagnia Teatro Finestra di Aprilia (LT), è coregista insieme a Guglielmo Ferraiola di “Risveglio di Primavera” di Frank Wedeking 2003 e di “Don Cristobal” di F. Lorca 2004. Nel 2005 cura la regia dello spettacolo “Sette contro Tebe” di Eschilo con il laboratorio della Compagnia Teatro Finestra. Insegna nel laboratorio teatrale del Comune di Cisterna ed è docente della “Scuola dei dialetti” di Aprilia patrocinata dalla Regione Lazio e dall’ETI. Partecipa a numerosi corsi e seminari tenuti tra gli altri da: Guglielmo Ferraiola, Leonardo Petrillo, Gaetano Oliva, Matteo Tarasco, Francesco Randazzo, Giuseppe Liotta, Roberto Mastellone, Carmelo Rifici, Flavio Albanese, Lorenzo Lavia e Dario La Ferla.
Nel 2006 cura la regia di Romeo+Giulietta da Shakespeare con il Laboratorio Sperimentale del Teatro Finestra.

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postato da: redmaltese alle ore 12/09/2006 18:10 | link | commenti (5)
categorie: conosciamoli meglio
sabato, 09 settembre 2006

- con le ali ai piedi -

20040829ATENE2004STEFANOBALDINIORO“Ho divorato l’ultimo chilometro con la certezza assoluta che l’oro sarebbe stato mio. Una curva a sinistra mi ha infilato sotto le tribune e, dopo qualche secondo, sono stato colpito in faccia dallo schiaffo di luce dello stato Panatinaiko, unico luogo illuminato di un’intera città immersa nell’imbrunire e in attesa dell’epilogo dell’Olimpiade.
Lo speacker ha urlato il mio nome: “ Baldini, Italy”, e lo stadio è esploso.”
Queste sono le prime parole del libro “Con le ali ai piedi” di Stefano Baldini edito dalla Mondadori, libro postumo del grande trionfo di un italiano nella disciplina principe nello sport: la maratona. Questo libro aprirà una sorta di bacheca di libri sullo sport nel tentativo di spiegare o meglio farci spiegare i valori che può insegnare lo sport in generale. E’ difficile avvicinare gli scettici ovvero i sedentari incalliti partendo con un libro sulla maratona, sinonimo di fatica, sudore. I benefici che si possono ricavare sono senza ombra di dubbio ripaganti ed inimmaginabili. Correre è anche riflessione e rigenerazione mentale. Lo stato di benessere che se ne ricava è dovuto all’aumento delle endorfine sviluppate nell’allenamento dal nostro corpo.(provare per credere).
“ Corro per 42,195 metri ad una velocità media di circa 20 km orari. Più forte di quanto non riesca a fare una persona normale spingendo due pedali dal sellino di una bicicletta, tanto per dare un’idea.
Oppure per usare una metafora di Mauro Covachich, la velocità di un ladro che ti ha rubato il portafogli e che tu insegui, scattando al massimo della tua potenzialità, per cento metri, per circa 15- 18 secondi, prima di scoppiare, mentre io procedo ancora a quel ritmo per altri 42 km.”
Nella prefazione “Linus” oramai anche lui running incallito dice: negli ultimi trenta minuti della maratona di  Atene il mio telefono non ha smesso un attimo di suonare. Mi chiamano i miei amici delle corse, gli amici di Baldini che con gli anni sono diventati anche i miei, quelli che avevano promesso di non essere più i miei amici se avessi continuato a parlare di maratone.
Tutti ad urlare, piangere e soffrire per l’impresa di uno che in quel momento era tutti                                                                           
 
“Si comincia con pochi passi e tanto fiatone…
ma prima o poi, soprattutto se l’età è sopra
i trent’anni, arriva il giorno in cui è impossibile.
sfuggire al richiamo, davvero irresistibile, della gara
che non è il richiamo contro gli avversari, ma contro se stessi”.
Enjoy tha marathon
                                                     
                                                                                  Da con le ali ai piedi di S. Baldini – fine prima parte - 
postato da: redmaltese alle ore 09/09/2006 00:29 | link | commenti (14)
categorie: libri - sport
giovedì, 07 settembre 2006

Rivoluzioni imperfette

  Si fanno prove, s'archiviano. Poi, un giorno, tra i file: puff!, e pensi : ma è roba mia? 

  è piovuta allineata l'ombra
  in questa casa non vissuta.
  chi avrà il coraggio (mi chiedo)
  di chiamare per nome le cose,
  con  occhi in primo piano,
  piccoli e rotondi (che distillano
  lacrime borghesi). un contesto
  poco condiviso,  la complicità
  d' un viaggio iniziato, mai ultimato.
  ...se fosse già pronto il mondo 
  per un altro giro di fiamma,
  un'altra rivoluzione imperfetta....

                     *

dunque. dicevamo della rotazione del polso.
del movimento parziale (intanto i pazienti
vengono ingessati  dalla testa ai piedi.
per non farli pensare, saranno  riposti
in sarcofaghi. messi sotto sale.)
un uomo prese le gambe e le portò altrove.
altrove la notte non ha stanze, ma un macro
buco nero, che inghiotte cosa dovremo dire
e l'intermittenza di luce buio - buio luce. 
                     

                              *

sta fuori la mente. nel cortile. al fresco.
il nodo in gola si scioglie. intorno
le rane immobili smembrano  silenzi
come vecchi autobus fuori linea.
il cane del vicino abbaia alla luna:
"la sfondo", pensa, e rode solitario.
il nome tuo si manifesta sfocato
nell'orbita di bassi cieli stanchi.

postato da: redmaltese alle ore 07/09/2006 23:46 | link | commenti (3)
categorie: divertissement
domenica, 03 settembre 2006

arcodamore

Lei non era un soggetto semplice: aveva diverse nature contrastanti che venivano fuori a seconda della luce e dell'angolo e del momento. Da certi angoli sembrava una suonatrice d'orchestra sobria e compita, da altri prendeva un'aria da ragazzina sensuale, da altri aveva un'ombrosità schiva da donna selvatica; da altri ancora sembrava una teppista, da altri una giovane signora borghese. Un momento era timida, e un altro aggressiva; in una luce era molto bella , in un'altra quasi bruttina. Aveva anche una faccia segnata per la sua età, e alcuni denti otturati con amalgama di piombo senza grandi preoccupazioni estetiche . Nell' insieme questi difetti le stavano bene come delle qualità, davano solo un velo di vita al suo modo di essere attraente. Le giravo intorno sempre più vicino, sempre più affascinato da lei, sempre meno professionale.

Arcodamore - A. De Carlo Ed. Mondadori pag.72

postato da: redmaltese alle ore 03/09/2006 10:50 | link | commenti (4)
categorie: andrea de carlo
venerdì, 01 settembre 2006

recuperare l'opera - la tesi

...........
nel silenzio oscuro
che in noi dimora:
-un presagio d’uccelli-
scalmanati, laboriosi.
 
(Se decidessimo di svelare
questa luce che non passa,
liberare il vento nella cucina,
recuperare l’opera- la tesi…)
 
 
postato da: redmaltese alle ore 01/09/2006 13:52 | link | commenti (5)
categorie: frammenti